Analisi semiotica di “TREMONTI INSULTA UN GIORNALISTA: “Testa di C…” dopo una domanda scomoda.”

Questo video è balzato agli onori della cronaca (invero solo su Skytg 24 e Rai News 24) solo ed esclusivamente per gli insulti finali rivolti dall’onorevole Ministro Tremonti nei confronti di un giornalista fazioso e dissidente  a metà del mese di luglio 2009. Trovo irragionevole che un capolavoro cinematografico di questo tipo venga annebbiato dal meritato anche se poco lusinghiero appellativo affibbiato al giornalista rosso nel cuore e nei capelli.
Mi appresto pertanto ad effettuare un’analisi semiotica in favore di chi voglia intraprendere una carriera nel mondo dell’audiovisivo per meglio comprendere come con poche inquadrature si possa comunque attirare l’attenzione.
Nel mondo della pubblicità oggi uno spot ha una durata media di 10 secondi con circa 10 inquadrature diverse. Ciò significa 1 inquadratura al secondo. Questo capolavoro dell’audiovisivo ci offre diversi spunti intellettuali con solo (e badate bene) 2 inquadrature in circa 2’10” di filmato. Questo perchè a dispetto della ricerca degli effetti speciali imperanti nel campo del visivo, il filmato è sorretto da una ottima sceneggiatura che intrattiene lo spettatore con il mirabolante utilizzo di figure retoriche e colpi di scena.

Qui sotto riporto la trascrizione (automatica) della traccia audio del filmato:

  • Giornalista: Volevo chiedere… Sia lei che il presidente [Berlusconi] al G8 avete auspicato una maggiore etica nella finanza globale. Vorrei chiedere come si combaciano queste parole nobili con, poi, l’introduzione dello scudo fiscale che comunque favorisce gli evasori; e poi lei un anno fa aveva dichiarato che non avrebbe mai fatto più […] amnistie fiscali. Perchè ha cambiato idea? Il terremoto?… Grazie
  • Tremonti: No, vede […] è un tipo di domanda che lei deve rivolgeve al pvesidente dei Stati Uniti d’Amevica; quando avvà una visposta alla sua domanda le… io fivmevò la visposta che le dà il pvesidente Obama, pevchè è lo stesso fenomeno. D’accovdo?
  • Giornalista: Ma io non sto facendo la domanda al presidente Obama perchè io seguo il governo italiano e sono giornalista in questo paese.
  • Tremonti: Questo è un tvucco che sta adottando.
  • Giornalista: Non è un trucco, è la realtà
  • Tremonti: Lei mandi un’email alla Casa Bianca e vedvà che le vispondono.
  • Giornalista: Ma che c’entra la Casa Bianca…
  • Tremonti: Ho detto: questo tipo di domande…
  • Giornalista: Questa è una domanda a lei che riguarda la politica italiana e è l’introduzione dello scudo fiscale
  • Tremonti: E io le dico: si accovda pevfettamente con la stvategia di contvasto ai pavadisi fiscali che è pavte della delibeva del G20. Lei è a favove dei pavadisi fiscali e io sono contvo: questa è la gvande diffevenza. Nella costvuzione della sua domanda è implicita l’adesione e l’appvovazione dei pavadisi fiscali. Lei vuole che continuino, io suppongo anche di conosceve pev quali vagioni. C’è un fovte intevesse a continuave sui pavadisi fiscali. Io sono contvo. E cvedo che l’unico modo pev contvastave l’evasione fiscale e i pavadisi fiscali è svuotave la cavevna di Alì Babà e raddoppiave le sanzioni. Detto questo, concovda pevfettamente, l’ho già detto, con la politica fatta negli Stati Uniti d’Amevica. Gvazie. Altve domande? Dica?
  • Giornalista: E ha cambiato idea perchè? Era la seconda parte della domanda
  • Tremonti: Assolutamente è coevente con quello che ho sempve detto. Un’altva domanda? [sottovoce e rivolto al giornalista] Testa di cazzo, [e poi rivolto all’on. Calderoli a fianco a lui, riferendosi sempre al giornalista che ha osato fargli domande] Testa di cazzo.

A una normale domanda ci si aspetterebbe una normale risposta. Così non è.
Il brillante sceneggiatore di questo corto pone Tremonti immediatamente in posizione difensiva (“no vede, è una domanda che lei deve[…]”) che risponde con una implicita similitudine tra l’Italia e gli USA. C’è qui un trasferimento del referente dialogico utilizzato come scappatoia semantica. Quello che il ministro Tremonti vuole dire in realtà è
: “Il senso di quello che mi chiedi non te lo dico. Vai a chiederlo a uno che agli occhi di tutto il mondo ha ragione [ovvero Barack Obama, che attualmente pare essere l’autorità morale e politica indiscutibile], e siccome a lui non si può dire di no, allora io sono con lui… e voglio proprio vedere cosa farai. gne gne gne.”

Il giornalista non casca però in questo trabocchetto retorico e incalza ribadendo il referente della sua domanda (“ma io non sto facendo la domanda al […])

Ora il campo si direbbe sgombro da ogni dubbio, ma la posizione difensiva di Tremonti si accentua e diventa un arrocco con tentativo di scacco: “Questo è un trucco che sta adottando“; utilizza qui la ben nota figura retorica della Invettiva (il rivolgersi improvvisamente a persona o cosa con rimproveri o accuse) che vedremo anche nell’ultima parte del dialogo.

Dopo un ulteriore scambio di battute esilaranti il giornalista reintroduce il tema dello scudo fiscale con una Reiterazione (Consiste nel ripetere lo stesso concetto con altre parole) a cui però gli viene risposto: Si accorda perfettamente con la strategia […]”. Questo è un classico Paradosso, ovvero, quando da premesse plausibili derivano assurdità illogiche. E’ vero che il G20 ha deliberato contro i paradisi fiscali. E’ anche vero che lo scudo fiscale mira a far rientrare in Italia capitali dai paradisi fiscali. Ma l’effetto dello scudo fiscale (e questa è l’assurdità illogica) è di trasformare in questo modo l’ Italia stessa in un paradiso fiscale per chi riporta i capitale dall’estero, godendo di una tassazione del 2,5% piuttosto che la normale tassazione per i redditi e i capitali prodotti legalmente in Italia. Paradosso. (Per ulteriori delucidazioni sull’argomento consiglio la visione dell’analisi che Travaglio ha dedicato alla proposta di Scudo Fiscale)

Poi siccome il “paradiso fiscale” è associato al male, Tremonti continua con una invettiva, (“Lei è a favore dei paradisi fiscali“), trincerandosi poi in difesa con un paragone (“e io sono contro“): “io sono bene e tu sei male”.

Dopodichè arriva il capolavoro che fa di questo dialogo un pezzo unico: il ministro accusa, senza premessa alcuna, senza giustificazioni e senza nemmeno allusioni comprensibili per chicchessia: “Nella costruzione della sua domanda è implicita l’adesione e l’approvazione dei paradisi fiscali“. Cioè Tremonti intravede nella domanda del giornalista una classica Tautologia logica (Proposizione logica in cui il predicato ha lo stesso significato del soggetto); cioè “la tua domanda indica già la tua faziosità; e guarda caso la parte da cui stai tu è proprio quella sbagliata, perchè io ho capito che se mi chiedi maliziosamente dello scudo fiscale che per (mia) definizione è contro i paradisi fiscali, allora tu sei per forza a favore di questi ultimi”.

Ancora: “Lei vuole che continuino, io suppongo anche di conoscere per quali ragioni“: il ministro continua l’attacco gettando discredito sull’interlocutore con un mix vincente: prima una Allusione (“lei […] continuino“) e poi con una bella Reticenza (figura retorica che consiste nel sospendere una frase senza ultimarla, lasciando intendere all’ascoltatore la parte finale). In questo caso non si intende per quali ragioni un giornalista debba essere a favore dei paradisi fiscali, ma Tremonti lascia intendere che le ragioni ci sono e non sono neanche delle più nobili.

Dopo aver assestato questo bel dritto sulla reputazione del giornalista, approfitta dello stordimento di quest’ultimo per pavoneggiarsi un po’, ribadendo che lui è contro i paradisi fiscali, e sfoggiando anche una certa cultura portando come termine di paragone nella dotta discussione nientemeno che il mito di “Alì Babà” affondando con una affermazione priva di fondamento come “raddoppiare le sanzioni

In conclusione ci tiene a chiudere il discorso logico che crede di aver disegnato con un meccanismo tipico di molte trame cinematografiche: il Circolo. Cioè la storia si conclude così come era iniziata: “Detto questo, concorda […] Stati Uniti d’America“.
Convinto di aver messo K.O. l’avversario con le sue incredibili arti retoriche il ministro si rivolge ad un altro sfidante chiedendo se ci sia qualcuno che ha pane per i suoi denti. Ma lo stremato giornalista tenta un ultimo sforzo chiedendo ulteriori spiegazioni ma si sente rispondere con un Ossimoro d’eccezione:”
Assolutamente è coerente con quello che ho sempre detto“; Quindi sebbene il termine di paragone “quello che ho sempre detto” sia già intrinsecamente incoerente, in quanto il più volte ministro dell’economia ha più volte cambiato il suo pensiero, questo ossimoro non viene percepito dai più come tale e la vittoria gli viene assegnata con un K.O. tecnico.

Non contento però infierisce sull’avversario con una Invettiva di cui abbiamo già parlato è che ha ingiustamente incanalato tutta l’attenzione su di se.


Giansignore Merendini

~ di giansignoremerendini su agosto 7, 2009.

Una Risposta to “Analisi semiotica di “TREMONTI INSULTA UN GIORNALISTA: “Testa di C…” dopo una domanda scomoda.””

  1. Wow….!!!!

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