Songs of shame – Parte Seconda

Come consuetudine torniamo ad occuparci dei filmati che riguardano la politica.
Questa volta non si tratta di un video realizzato per la campagna di elezioni ma lo scopo promozionale con rozze venature propagandistiche è il medesimo.
Due giorni fa, 29 settembre 2009, in occasione del suo 73esimo compleanno, il Presidente del Consiglio ha ricevuto un regalo molto particolare: un video spot (con patetica canzone annessa) per la sua candidatura al Nobel nella categoria Pace.
L’idea della candidatura, nonché la magistrale ‘cosa’ che andremo ad analizzare è opera di uno sparuto gruppetto di persone avulse dalla realtà che hanno fondato un sito a sostegno del loro beniamino: http://silvioperilnobel.sitonline.it/

Andiamo per gradi.
Vi invito a visitare il sito sopra segnalato per ammirare alcuni dettagli molto esplicativi.
Per cominciare, il nome del sito “Silvio per il nobel” fa direttamente riferimento al nome di battesimo di Berlusconi: colgo l’occasione per evidenziare quindi il trend che ormai divide l’Italia in coloro che, simpatizzanti del premier, lo chiamano amichevolmente “Silvio”, e gli oppositori che lo citano invece per cognome.
L’articolo Songs of shame con un’analisi delle persone che lodano “Silvio”, mette in evidenza come tutte fossero parte di una categoria etnico-culturale ben precisa. L’home page del “sito ufficiale per la candidatura di Silvio Berlusconi al Premio Nobel per la Pace” ha rotto il corto circuito che avevamo fatto notare e tra i sei ragazzi in bella vista nella foto di testa troviamo un parteur multietnico degno del Milan: nera, cinese, caucasico, anglosassone, ispanica, e scandinava. Chi può chiedere di più?
Il messaggio è semplice e diretto.
(Questo particolare è stato notato, naturalmente con disappunto, anche dal NY Times che in data 03/06/09 scrive: “Designed like a slick American advertisement, the Berlusconi-for-Nobel Web site features six young people giving the thumbs up, including, incongruously, a black woman. There are a growing number of blacks in Italy, but many are illegal immigrants, and it is unclear how many can vote“.)

Pagina Nobel 2

La pagina web non vanta però nessuna genesi per mano politica: non è un sito creato ufficialmente dal PDL. Il “Popolo delle Libertà” che ha tra i suoi capibastone esponenti leghisti, non può ignorare il razzismo che è il cuore del suo braccio politico più forte.Subito però la nostra attenzione è attirata da una fotografia che ritrae Berlusconi sorridente impegnato a fare un regalo al Papa, sotto un titolo: “Finalmente un italiano: Silvio Berlusconi”. Il testo che segue è un capolavoro di dabbenaggine in cui in parole povere si sostiene che gli italiani non vincono il Nobel per la Pace a causa di un Tabù, e dato che c’è Silvio (che i tabù li rompe tutti rimpiazzandoli con altri di suo piacimento), perché non dargli anche il Nobel.Questa imbarazzante infamia letteraria ha ispirato diverse menti dinamiche, tra cui vi segnalo Metilparaben che ha realizzato un divertente “Generatore automatico di premi per Berlusconi“.
Torniamo al sito. Il vecchio detto “dulcis in fundo” è applicato alla lettera in questa spettacolare home, in cui il Comitato, in fondo alla pagina chiede oblazioni e donazioni per sostenere autonomamente la candidatura del secondo uomo più ricco d’Italia. Segue una foto di Berlusconi in mezzo a decine di operai edili, orgogliosi di mostrarsi con il futuro premio Nobel.
Il principio sinestesico secondo cui i produttori di patatine fritte le inamidano per aumentarne la croccantezza in modo tale che il rumore acuto stimoli positivamente il cervello, migliorandone il gusto, trova in questo sito un’applicazione retorica, banale, ma efficace.
Il sottofondo musicale che accompagna la lettura è infatti l’inno italiano cantato dal tenore Sergio Panajia che ha deciso di votare la sua carriera alla causa del Nobel Berlusconiano.
Panajia infatti è anche l’interprete dell’inno “La pace può” cantato insieme a Loriana Lana che ne è anche l’autrice. Non nuova alle collaborazioni con Berlusconi e il suo inseparabile Apicella, nel 2006 infatti scrive “Tempo di rumba” a quattro mani col Premier che entrerà a far parte del disco “Mariano Apicella”.
La Lana già nel luglio di quest’anno impartisce una lezione di musica infantile con la sua penultima hit “Silvio Forever“, un suo omaggio ai giovani del Pdl che, dice, “ai convegni non avevano mai una loro canzone da cantare”.

Riporto il testo per chi volesse una conferma visiva di quanto appena sentito.

Silvio forever sarà
Silvio realtà
Silvio per sempre

Silvio fiducia ci dà
Silvio per noi
futuro e presente

[Coro]
Nobile e giusto
tu ci piaci per questo
sei il pensiero che ci guiderà

Il sogno riparte da qua
diventa realtà
perchè Silvio
Silvio
forever
sarà

Il tono della canzone è piuttosto puerile. A un primo ascolto è facile liquidarla come una canzonetta da dilettanti, per giunta in erba. Ma il curriculum della quarantenne Loriana Lana non è esile come ci si aspetterebbe, pertanto merita un confronto incrociato con una delle sigle più famose dei primi anni ’80 (1984): Nanà Supergirl.

La melodia è simile, ma anche se di ritmo differente è già facile intuire su quale modello siano state create le due canzoni che la signora Lana propone in favore di Silvio Berlusconi nel 2009.
La somiglianza tra la sua voce e quella di Cristina D’Avena è (voluta o meno) impressionante, tant’è che l’effetto di mimesi tra le contemporanee “Silvio Forever” e “La pace può” e le canzoni d’apertura dei cartoni animati degli ’80 è ancora più forte.
Potrebbe essere un altro colpo di genio (maligno) che accompagna le campagne in sostegno di Berlusconi. Ovvero: la ricerca di uno stile musicale corrispondente a un sedimento melodico infantile o adolescienziale di una certa generazione può avere lo scopo di rendere più accattivanti queste musiche per un un elettorato cresciuto con i cartoni animati di Italia Uno.
Come già accennato da Fieramonti Stacchi Consorzi nell’articolo dedicato a Dragonball Evolution, Italia Uno è stata l’emittente televisiva più seguita dai bambini Italiani per tutti gli anni ’80 e ’90.
Quindi il sostegno di cui il presidente va’ in cerca (lui o chi per lui, ormai quando si menziona Berlusconi ci si riferisce a una bestia multiforme i cui tentacoli sono una pletora di individui che agisce in funzione dell’entità principale) è quello di un elettorato giovane costituito dalle generazioni nate tra il ’75 e l’85. O almeno questo sembra l’intento nell’osservare sia il video “Meno male che Silvio c’è“, sia nell’ascoltare questi ultimi due prodotti canori.
C’è da aspettarsi però che gli individui che tenta di accalappiare siano muniti di un titolo scolastico di 5° elementare (al massimo), o che le loro letture preferite siano i sedili degli autobus.
Infatti il testo della canzone (di cui non vale neanche la pena analizzare il video) ha un andamento oscillatorio.
Da una parte lo stile “Uniposca rosa usato sui seggiolini arancioni”:
Silvio forever sarà
Silvio realtà
Silvio per sempre

Dall’altro la formula tipica dei ritornelli degli eroi dei cartoni animati alla Mago Pancione, Doraemon o E’ quasi magia Johnny:
Nobile e giusto
tu ci piaci per questo
sei il pensiero che ci guiderà

Ovviamente essendo questa un’espressione artistica sarebbe inopportuno constatare quanto quest’ultima strofa in particolare rappresenti la grande distanza interposta tra la realtà e il cantato.
La paroliera romana quindi mescola il piacere di una “musica per i piccoli” con il gusto popolare e liberatorio, imbarazzante e ingenuamente malizioso delle scritte sui mezzi pubblici.
Ma come possiamo leggere qua in basso, il motivetto “Silvio Forever” è solo il riscaldamento di una partita che Loriana Lana gioca con l’inno “La pace può“, sul campo di una retorica stucchevole ma ben assortita.

[Loriana]
La pace può ripeterò
queste parole senza smettere
e il vento penserà a diffonderle
e il mondo ascolterà

[Tenore]
La pace può
guarda anche tu
l’Abruzzo si risveglia incredulo
la neve e il sole che s’incontrano
e la tua mano è qua

[Coro]
c’è un presidente sempre presente
che ci accompagnerà

[Tenore][Rit]
Siamo qui per te
cuore animaaaaa
un Nobel di pace
Silvio grande è

Siamo qui per te
coro unanime
un’unica voce
Silvio Silvio grande èeeeee

[Loriana]
La pace può
Miracolo
la guerra è stata solo un incubo

Voglio un abbraccio che sia unico
e dove sei sarò

[Coro]
c’è un presidente sempre presente
che ci accompagnerà

[Rit]
[Rit]

Dallo sfruttamento generico del patetismo affettuoso di “Voglio un abbraccio che sia unico / e dove sei sarò” e “la neve e il sole che s’incontrano / e la tua mano è qua“, ci offre anche dei passi con riferimenti più specifici.
La frase “La pace può” che ritorna spesso nel testo è un mantra, come annunciato nella prima stanza. Lana sa’ che il solo utilizzare la parola “pace” aiuta a creare un’atmosfera distesa proprio come se “pace” fosse un’onomatopea emozionale.
Ora chiediamo soccorso al video dell’inno grazie al quale possiamo capire meglio anche il significato delle espressioni usate nel testo.

L’immagine introduttiva (di fattura veramente puerile, forse per coerenza con il testo) svela l’identità degli autori dell’opera: come già detto Loriana Lana, e Pino Di Pietro (“nessuna parentela” come già chiarito dal Corriere della Sera il 22 settembre).
Fino alla fine della prima strofa vediamo un montaggio di Berlusconi presumibilmente all’Aquila con Barack Obama e tutta la delegazione del G20.
Il sottotitolo accompagna il testo, come nella migliore tradizione dei video Berlusconiani, ma è stata abbandonata la colorazione in stile karaoke utilizzata fino a “A Silvio“.
Tornando al testo, in “e il mondo ascolterà” l’inquadratura è su Obama. Obama è “il mondo” che “ascolterà” la “pace può”. E’ singolare come i capi di stato di due nazioni con contingenti militari in zone di guerra siano il contrappunto visivo di un proclama, o meglio di una reclamè, del Nobel per la Pace. Certo Obama è l’icona di come il mondo occidentale possa essere migliore, ma per quanto sia migliore le sue truppe sono ancora in guerra.
Andiamo ad Onna, in Abruzzo, il 15 settembre. Stessa veste grafica dell’introduzione. Imbarazzante per la sua bruttezza.
Inizia a cantare il tenore. La voce quindi si fa più seria. Ora è un uomo che parla. E quando un uomo parla nell’Italia Berlusconiana, sicuramente è più affidabile di una donna. Le donne sono buone solo per poche cose nella concezione maschilista diffusa dal premier. Quindi per parlare di cose pragmatiche serve un uomo. Ed eccolo qui.
La pace può, guarda anche tu“: Cartello della Croce Rossa Italiana. Immagini di volontari e politici mischiati come per fare di tutta l’erba un fascio. Qui invece si fa di tutto il fascio un’erba. Chiaro?
Immancabile anche Bertolaso, uomo di punta dell’amministrazione nelle emergenze. Bersaglio delle critiche, ma sempre presente in caso di bisogno. Proprio come il presidente.
Un presidente sempre presente” ha il parallelo visivo di un Berlusconi in mezzo a una folla, e poi con un microfono in mano viene ripreso da telecamere, telefonini e macchine fotografiche. La frase quindi può avere due accezioni: una di paradosso, in cui le premesse sono storiche e non enunciate; e una letterale in corrispondenza verticale con le immagini che si riferiscono all’onnipresenza del premier su tutti i media (in particolare italiani).
La bulimia mediatica, che porta il web, i giornali, le tv, ecc. ad abbuffarsi di Berlusconi restituisce naturalmente un prodotto maldigerito, proprio come nella patologia bulimica umana. E’ forse questo il messaggio sottinteso in questo spezzone di video? Cioè una fine critica delle falsità sul premier pubblicate dai mezzi di informazione a lui contrari?
Suppongo no. Il principio guida della fusione tra il testo e le immagini, non sembrano qui, l’arguzia e la sagacia. E men che mai la finezza.

La dimensione musicale inoltre ricalca sempre il modello cartone animato anni ’80 che invece di Nanà Supergirl ha come omologo Alla scoperta di Babbo Natale.

Si intende naturalmente omologo stilistico, non melodico o ritmico.
Vista la strada sonora intrapresa dai sostenitori del Presidente del Consiglio mi sento in vena di buoni consigli, e allo scopo di far loro risparmiare del tempo suggerisco un brano che rappresenta il connubio perfetto tra il genere musicale da loro adottato e i contenuti che sbandierano ideali di democrazia e libertà.
Basta sostituire “Silvio Berlusconi” a “Fiocchi di cotone” e la nuova canzone elettorale è gia pronta da applicare. Non agitare prima dell’uso.

Naturalmente l’aspetto comunicativo proprio del testo di “La pace può“, è predominante rispetto a quello visivo che si presenta come un esercizio di inettitudine amatoriale.
E’ plausibile infatti, ad uno sguardo più attento, credere che l’assenza del testo che si colora di blu non corrisponda ad una precisa scelta stilistica, quanto ad una incapacità pratica.
Così come il montaggio è piuttosto lento e scoordinato.
Non c’è abilità nella creazione del filmato, e manca anche una volontà di ricerca che prescinde dalla capacità tecnica.
Il parallelismo tra audio e video pare inoltre dettato più da un’archivio video striminzito che da una scelta di contenuti studiata per il miglior effetto possibile.
Per quanto infatti a livello mediatico la risposta di Berlusconi al terremoto in Abruzzo sia stata presentata come un successo, il vero merito che si cerca di riconoscergli con una candidatura al Nobel è la mediazione che ha disteso il clima tra Russia e Georgia nel 2008.
Invece abbiamo inquadrature di Berlusconi con Obama, con Bertolaso e “da solo”.
E’ come se la scelta delle immagini che costituiscono il video, non solo non sia studiata, ma addirittura inconsapevole. Cioè, qui pare ci si comporti come gli spot in onda nelle tv generaliste ci hanno ormai insegnato da anni. Per pubblicizzare un prodotto non è infatti necessario mostrare le qualità del prodotto stesso. Sembra che il nuovo tipo di associazioni mentali creato dai consigli per gli acquisti, abbia sostituito le normali associazioni logiche di esercizio intellettuale.
Cellulare → Ragazzi che si baciano.
La pasta → Una famiglia.
Crema per il corpo → Tette
Shampoo → Tette e culo
Bagnoschiuma → Culo e tette
Crackers → Culo
E così via.
E’ normale quindi non notare immediatamente l’errore in cui lo spot che pubblicizza il Nobel di Berlusconi per una sua intercessione presso Putin mostri invece le immagini con Obama che ne è l’esatto contrario, fisico, politico ed etico.
Vendere una 500 proiettando il video di una Ferrari.

Tutta la potenza di questo inno che sembra di conoscere da sempre è incanalata nella voce del tenore che canta il ritornello proprio come se fosse un’opera lirica, con la stessa solennità che offre nell’interpretazione dell’inno di Mameli.
Siamo qui per te / cuore animaaaaa / un Nobel di pace / Silvio grande è / Siamo qui per te / coro unanime / un’unica voce / Silvio Silvio grande èeeeee
La linea di congiunzione tra questa canzone e “A Silvio” è rappresentata proprio dalla frase “Siamo qui per te“. “Meno male che Silvio c’è” sente infatti i ragazzi cantare “Presidente siamo con te“. Ci si smaschera del tutto.
Infatti se con l’inno elettorale si potesse celare ancora il dubbio di un Berlusconi in prima linea per il bene del partito, ora, in una vicenda in cui il PDL non ha parte, il modo in cui ci si rivolge a Silvio è il medesimo.
Berlusconi è, non il rappresentante di un movimento o di un partito, ma un individuo singolo, idolatrato con un’enfasi a metà tra il Santo e la Rock Star. Berlusconi non ha elettori, ma fan.
Il pericolo infatti è tutto qui: fan com’è noto, è la contrazione di fanatic.
Il fanatico è un individuo invasato, intollerante, fazioso, eccessivo ed esaltato. E questi sono i suoi lati migliori. Fanatismo è sempre usato in maniera negativa, e saper riconoscere anche dai dettagli di una canzone quando ci si trova davanti al fanatismo è bene per capire quando, dove e come si è raggiunto il limite.

Questa marcia di elogio al premier è quindi una netta linea di demarcazione che separa chi ancora ha la lucidità mentale di interpretare la realtà con relativa oggettività e chi invece cantando troppo forte queste canzoni non ha perso solo la voce.

Giansignore Merendini

~ di giansignoremerendini su ottobre 1, 2009.

Una Risposta to “Songs of shame – Parte Seconda”

  1. Come non indicare questo link, un pezzo in risposta a “La pace può” scritto da Tony Troja, che non solo mantiene la melodia dell’originale ma esalta ulteriormente il modello cartone animato anni 80 con l’introduzione di una chitarra elettrica alla Jem Boy.

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