Facebook. Da “uccidiamo Berlusconi” a “Qualcosa di più. E di peggio”

Prefazione.
Come si intuisce già dalla presenza di una prefazione, quello che segue è più simile ad un saggio che ad un articolo. Ciò significa che oltre ad una lunghezza che può stancare gli occhi più inesperti sono presenti anche digressioni (comunque coerenti) e approfondimenti.
Per chi fosse disorientato da un simile articolo in disaccordo con il titolo del blog, sappia che rientra all’interno del campo “nuovi media ma anche vecchi” che è un po’ la matta che ci permette di occuparci non solo del tema audiovisivo ma del mondo dei media tout court.

Io non credo esista paese al mondo dove qualcuno possa permettersi di scrivere su un sito “Bisogna uccidere il presidente del consiglio”. Noi abbiamo dato disposizioni subito perché il sito venga chiuso e perchè tutti coloro che sono intervenuti a sostenere queste posizioni vengano denunciati alla magistratura. E’ un’apologia di reato. Anzi qualcosa di più e di peggio.

Io non credo che esista paese al mondo dove qualcuno possa permettersi di scrivere su un sito “Bisogna uccidere il presidente del consiglio”.
1: Facebook non è un sito. Facebook è una piattaforma. Tipica dell’architettura del web 2.0. Ma questo è un dettaglio. Non ci si può aspettare un minimo di precisione da chi non ha idea di cosa stia parlando.
2: Si evince dall’affermazione del ministro che quello che lui crede sia la verità: è esattamente il contrario.
Da “Faut-il tuer Sarkozy ??” che al momento conta solo 28 iscritti e “Combien de personnes veulent tuer sarkozy” con 22 membri, a “we want to kill George Bush” con 429 sostenitori si capisce subito come esistano altri paesi in cui si può scrivere sul tabù tutto italiano della morte di un capo di stato. Anche gli inglesi con una ventina di gruppi “Fuck Gordon Brown” si difendono bene. Non mancano gli appelli analoghi a quello incriminato in Italia, come “I bet i can find more than three people who want to kill Gordon Brown” (scommetto che posso trovare più di 3 persone che vogliono uccidere Gordon Brown) che ne ha trovato 41, e “Terminate Gordon Brown” che vanta ben 75 membri.
C’è una differenza però con il gruppo che si propone come attante del trapasso premieristico. “Uccidiamo Berlusconi” (che vanta altri 2 casi di omonimia) alle 20 del 21 ottobre contava 12.333 iscritti. Non c’è proprio sfida contro i suoi pari all’estero. Ma si sa Berlusconi è pur sempre “Primus super pares” e anche in questo ha voluto primeggiare. Proprio il primato di questo gruppo rispetto agli altri ha però attirato l’attenzione dei cani da guardia del Presidente del Consiglio che hanno notato una fortissima disparità tra il Silvio nazionale e il resto degli altri personaggi pubblici, antipatici o meno, reali o immaginari.
In classifica troviamo una sua collega stretta con: “Uccidiamo la Gelmini” (1.008 presenze), seguita da uno schiavo che si sta facendo strada: “Uccidiamo Alfonso Signorini“, che può vantare ben 613 aspiranti attentatori. Preceduto di poco da “Uccidiamo i tronisti” (616) non può però concorrere con il vero sfidante di Berlusconi: “Uccidiamo Mr Lui” con 1.919 killer.
Nella lunga lista dei perseguitati di facebook troviamo chi inneggia all’omicidio di Karina (472), il regista Moccia (342), Mughini (313), Nedved (206), Arisa (175), Valeria Marini (157) e Maurizio Mosca (156), Pellegatti (115), Loria (114), Silvio Muccino (105), Quaresma (94), Fabrizio Corona a pari merito con Spitty Cash (42), Vasco (36), Venditti (19), Giorgio Mastrota (12), Prodi 7, e via via fino a Maroni che può fregiarsi di un solo apologeta.
Rientrano in classifica, sebbene con risultati decisamente inferiori ai personaggi reali che albergano nel bosco e sottobosco televisivo, anche i protagonisti immaginari. In ordine di odio troviamo Pingu con 150 preferenze, Prezzemolo (135), Spongebob (87), Doraemon (73), Lucignolo (il programma tv, 69) e Kate (Lost, 11).
Da segnalare anche i gruppi con altri intenti, come: “Sodomizziamo Berlusconi, NON uccidiamo!” con 252 esponenti, “Non uccidiamo Berlusconi, ma almeno un clistere Gasparri si può??” con 163 adesioni e “Per favore non uccidiamo Berlusconi” con 1.965 teste pensanti. Proprio quest’ultimo gruppo ha pubblicato un comunicato in cui si legge: “Contrariamente a quanto sostenuto dalle agenzie di stampa questo gruppo non è a difesa del premier ma lo prende bonariamente per i fondelli. Lo scriviamo per chi non avesse senso dell’umorismo a sufficienza per capirlo da solo“. Il senso dell’umorismo, o più plausibilmente la professionalità che prevede di indagare un minimo prima di pubblicare le notizie, è quello che manca infatti a diversi giornalisti italiani che in questi giorni, essendosi improvvisati tutti esperti del web, hanno fornito informazioni piuttosto vaghe, incomplete e spesso distorte.
Tanto per cominciare i gruppi che contengono la parola “uccidiamo” sono 565 e non 500. Questo perchè Facebook a fronte di una ricerca fornisce i risultati fino ad un massimo di mezzo migliaio. Per sapere il numero reale di referenti bisogna andare manualmente fino alla fine della ricerca, pagina per pagina. Ma questo è un procedimento che richiede almeno una decina di minuti, e il protogiornalismo usa e getta propinatoci anche dalle maggiori testate preferisce una fesseria oggi che una notizia domani.
E’ stata quindi attirata l’attenzione sul fatto che ci siano 500 gruppi con la parola uccidiamo, scandalo! Eppure nessuno ha urlato neanche una mezza parola contro i 554 gruppi presenti con la locuzione “a morte”. Da “a morte Tonio Cartonio“, il latino, Baby Mia, Barbara D’Urso, Santoro e Vauro, arriviamo ad un ovvio “A Morte Silvio Berlusconi” con sole 257 adesioni. Poche forse per suscitare l’ira dei tirapiedi del capo. Stesso discorso con “sopprimiamo”, sinonimo animalesco del più ‘umano’ uccidiamo, che conta importanti presenze come “sopprimiamo Ligabue” (433), Malgioglio (157) e persino Franceschini, i cui 2.453 membri hanno avuto la sagacia di esplicitare il valore figurato delle loro asserzioni con un “politicamente” tra parentesi.

“Uccidiamo Berlusconi” era però già attivo da un anno. Anno in cui ha collezionato come già detto oltre 12.000 iscritti. Grazie all’amplificazione intermediale di tv e carta stampata, in neanche 3 giorni (dalle 20:00 del 21 ottobre alle 13:00 del 24) ha guadagnato quasi 20.000 nuovi membri, per un totale di 31.920 adesioni. Inoltre con un brillante accorgimento il titolo è cambiato da “Uccidiamo Berlusconi” a “Berlusconi, ora che abbiamo la tua attenzione… Rispondi alle nostre domande!“. La bufera mediatica è immediatamente cessata. Non si fa più riferimento al gruppo. E’ stato riportato ieri da alcune testate (Il Corriere e La Repubblica p.es.) come fosse avvenuto solo il cambio di nome e non la cancellazione totale della pagina richiesta dai politicanti (in primo luogo Alfano e Maroni). Una comunità che fa domande non fa più parlare. Almeno non quanto una setta di sanguinari che vota la sua vita all’omicidio del presidente. L’importante era fotografare la “stortura” che internet rende possibile, riunendo fanatici che si propongono di andare illegalmente contro il volere del popolo. In parole povere: il gruppo rimane e non se lo fila più nessuno, perchè non può essere strumentalizzato.
Sicuramente non dalla sinistra che è impegnata a contarsi le dita dei piedi. E nemmeno più dalla destra che ha già avuto il suo spunto per richiamare in causa “l’anarchia” che regna sul web che bisogna regolarizzare ad ogni costo. Tra un commento indignato e lo spauracchio dell’omicidio dell’uomo più intoccabile d’Italia ritorna quindi la proposta di legge illiberale dell’onorevole soubrette Gabriella Carlucci.
Ne “il blog di Gabriella Carlucci”, tra le news si legge infatti:
(22 ottobre) Facebook è sembre più pericoloso:
L’assurda vicenda delle minacce al Presidente Berlusconi dimostra, ancora una volta, quanto pericoloso sia diventato l’uso e l’abuso di Facebook. Purtroppo la rete è diventata una giungla in cui vige l’assenza di regole e di sanzioni. Coprendosi dietro l’anonimato, molti utenti commettono reati gravissimi. E’ arrivato il momento di dare regole più severe a questo far west. Ho presentato una legge per eliminare l’anonimato in rete. Chiedo al Ministro della Giustizia Alfano di promuovere la calendarizzazione di questa legge per giungere ad una rapida approvazione in Parlamento del provvedimento”.
Invito chiunque fosse interessato, a leggere l’imbarazzante proposta di legge della deputata. Per chi sia in cerca di brividi consiglio anche l’interessantissima storia che racconta la vita di Gabriella e le peripezie che l’hanno portata a schierarsi in Forza Italia. Segue una summa di carabattole e luoghi comuni tesi a dimostrare una differenza tra “Noi” (gli schiavi di Berlusconi) e “Loro” (tutti comunisti che prendono soldi dai sovietici). Con la dialettica di una bambina di quarta elementare e le argomentazioni di un cerebroleso “l’orgogliosa mamma di Matteo” infatti pretende di illustrare dove stia il giusto e dove l’errato. Il bello dei sostenitori del Presidente del Consiglio è che hanno la presunzione di avere sempre la verità in tasca. Torniamo quindi al depositario del genuino e dell’obiettivo, nonchè Ministro dell’Interno, Maroni. Il suo attacco in cui non crede che esista un paese in cui si può inneggiare alla morte del presidente è stato contrattaccato da Alessandro Giglioli nel suo blog d’autore de L’Espresso “Piovono Rane” con il pezzo Cliccare prima di parlare. Su stessa ammissione del giornalista ([ricerca fatta] in dieci minuti di pausa pranzo […]) il pezzo è un po’ arraffazzonato, tant’è che tra i paesi permissivi, in merito all’ipotesi dell’omicidio presidenziale, cita anche gli USA con l’innocuo “giochino” Kill Barack Obama. Sarà sfuggito a Miglioli, come al resto della schiera giornalistica italiana, che negli USA c’è stato un timidissimo intento di affiancare Obama alla parola “Kill”, stroncato sul nascere nientemeno che dai Servizi Segreti statunitensi. L’Huffington Post, il 28 settembre infatti, riporta la notizia di un inoffensivo sondaggio lanciato su Facebook da un sito esterno tramite un add-on. La domanda era: “Obama potrebbe essere ucciso?“. Le scelte: No, Forse, Si e Si se taglia la mia assistenza sanitaria. Risultato: il sito è stato chiuso, l’add-on che ha permesso questa ‘violazione’ è stato immediatamente disattivato dagli amministratori del social network, e i Servizi USA stanno investigando su chiunque abbia partecipato a una tanto insana iniziativa.
Ma che figura ci fa l’Italia che deve passare per le vie legali ordinarie? Come dice Maroni infatti: “Noi abbiamo dato disposizioni subito perché il sito venga chiuso e perchè tutti coloro che sono intervenuti a sostenere queste posizioni vengano denunciati alla magistratura“. Stizziti per la reale impotenza nei confronti del colosso Facebook, non rimane altra strada che denunciare queste persone. Ma come è possibile denunciare questi ignoti che, come ci allarma l’eccellente Carlucci, si nascondono dietro l’anonimato compiendo reati gravissimi? E’ possibile eccome. E lo sanno bene anche gli gnorri del PDL. Soprattutto su Facebook, dove la maggiorparte degli utenti è registrato con il proprio nome e cognome (uno degli scopi principali del social network è mettere in contatto persone che hanno perso le proprie tracce da tempo). E qualora questi lestofanti cercassero un’anonimato sarebbero comunque rintracciabili tramite il codice IP. Sulla rete si è anonimi per definizione perchè non inserisci le tue generalità. L’identità nella rete è proprio l’ IP, cioè l’indirizzo che “identifica un dispositivo collegato ad una rete informatica”. Nozioni elementari, di pubblico dominio, che naturalmente chi vuol far passare la proposta di legge Carlucci, si guarda bene dall’argomentare, in quanto usa surrettiziamente argomenti quali la pedofilia e la diffamazione, per scopi completamente diversi.
La tattica dell’evasione discorsiva è infantile. Io ti accuso :”vuoi difendere gli interessi delle multinazionali” e tu rispondi “converrai con me che è gravissimo che in Italia ci siano oltre 5.000 segnalazioni e centinaia di casi di pedofilia accertati ogni anno“.
In modo ancora più chiaro. Due bambini vanno in giro in bicicletta e uno dei due da una spinta all’altro facendolo cadere. Il bambino caduto chiede “perchè mi hai spinto?” e l’altro “sarai d’accordo con me che esistono cani ferocissimi che se ti mordono rischiano di ammazzarti“.

Al di là delle folli implicazioni nell’applicare la normativa di legge esistente per la carta stampata al web, è stato notato da più parti come in realtà il DDL Carlucci abbia lo scopo di tutelare il diritto d’autore in maniera lobbistica o oligarchica. Attaccati su questo piano, i sostenitori sono costretti ad ammettere (ma con orgoglio come nella migliore tradizione della spavalderia) di difendere il diritto d’autore, omettendo che il copyright ha una durata di 95 anni (per una trattazione approfondita dell’argomento vedi Tesi), e la normativa è ben più antica.
Ma voglio sottolineare un passaggio particolare nell’elocutio di Gabriella Carlucci in una sua risposta aperta del 23 marzo al direttore de L’Espresso che la accusava di quanto detto sopra. Nella sua esposizione la onorevole non trova niente di meglio che dire:”A mio avviso, le libertà individuali non possono costituire scusa plausibile per la commissione di  atti illegali“. La sua interpretazione della legge è infatti: “se i cittadini hanno le mani libere potrebbero ammazzare qualcuno, brandendo un bastone o perfino una pistola. Bisogna legargliele le mani ai cittadini, perchè non è che nel nome delle mani libere possiamo giustificare gli omicidi”.
Il metodo dell’analogia per capire il modo in cui ragiona certa gente è molto efficace perchè ci permette di apprezzare tutta la semplicità con la quale o vogliono fregare le persone (nella misura in cui intendono mantenere stabile l’equilibrio oligopolistico) o non volendo fregarle lo fanno comunque ma con quella componente di ignoranza tipica degli analfabeti culturali.
A proposito di ignoranza analizziamo la chiusa del ministro Maroni: “E’ un’apologia di reato. Anzi qualcosa di più e di peggio“. L’apologia, giurisprudenzialmente intesa come difesa ed esaltazione di azioni o comportamenti contrari alla legge, potrebbe configurarsi in questo caso come un’istigazione a delinquere. Anche se previsti dall’articolo 414 (cod.pen.) i due aspetti rispondo a due commi diversi (rispettivamente il primo e il terzo). L’istigazione tende a esercitare una spinta al reato diretta (per quanto subdola) alle persone, mentre l’apologia appare come spinta indiretta. L’apologia più precisamente è una manifestazione del pensiero e per essere definita apologia deve essere tale da “indottrinare” e da “persuadere” terzi – agevolandone psicologicamente, anche, la commissione – della correttezza, validità e liceità dei comportamenti. Nel gruppo di facebook “Uccidiamo Berlusconi” non sembra infatti che la persuasione vada oltre “Berlusconi scudiero fiscale” o “Berlusca gniudo“. Se si legge l’articolo 414, una sua possibile applicazione ALLA LETTERA sarebbe che l’apologia equivale alla libera manifestazione del pensiero, tutelata però dall’articolo 21 della Costituzione. Osservando solo Carta Costituzionale invece l’unica manifestazione del pensiero illecita è quella che viola il cosiddetto ‘buon costume’. A questo punto sarebbe opportuno notare come Berlusconi da solo abbia violato questo codice senz’altro in misura maggiore seppur confrontato con tutti e 32.000 i membri del gruppo che anela al suo assassinio, messi insieme.
L’apologia è quindi quella manifestazione del pensiero che si spinge a “suggestionare” o persuadere terzi della errata illiceità, ritenuta dall’ordinameto giuridico vigente, di una condotta che deve invece considerarsi lecita, agevolando così la commissione del reato. In base a questo punto di vista l’ “apologia di reato” è più simile ad un invito a non pagare le tasse perchè troppo alte, anche e soprattutto se l’invito viene da un Presidente del Consiglio.
Detto questo è facile capire come chi urla allo scandalo e al reato usi spesso (per non dire sempre) “due pesi e due misure” con finalità non immediatamente chiare, ma facilmente smascherabili.
Arriviamo alla fine della performance del Ministro Maroni che chiude con “Anzi qualcosa di più. E di peggio“. Quindi dato per scontato che il Ministro leghista ravvisi un’apologia, quello che lui vede però è qualcosa di più.
Cioè?
Come se l’avessero ucciso davvero?
E di peggio.
Tipo?
Omicidio e stupro multiplo con contorno di bestemmie?

In attesa delle nuove perle degli esponenti della classe politica e culturale di questo paese vi invito a riflettere.

Giansignore Merendini

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~ di giansignoremerendini su ottobre 24, 2009.

Una Risposta to “Facebook. Da “uccidiamo Berlusconi” a “Qualcosa di più. E di peggio””

  1. […] ignoranza della questione). Nel post dedicato da Com’è quel film? al caso “Uccidiamo Berlusconi” abbiamo constatato come anche esponenti di minor rilievo e di importanza trascurabile […]

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