Sheitan

Sheitan 1

Uscito nel 2006 in Francia, ottiene un breve e silenzioso passaggio nei cinema italiani con due anni di ritardo ripetto alla prima francese. Diretto dal giovane Kim Chapiron, regista di origini vietnamite, il film è più precisamente una realizzazione del collettivo Kourtrajmé. Primo lungometraggio prodotto dalla “120 films”, casa di produzione di Vincent Cassel. Proprio grazie alla presenza tra i protagonisti dell’attore de L’odio la pellicola si è guadagnata la dignità di distribuzione nei cinema italiani.
Sheitan è un horror-psicologico-neo-neo-realista. Girato con sorprendente leggerezza, riesce a mantenere un’immagine chiara e pulita, ma senza quella finta patina di lucentezza e artificiale bellezza dei blockbuster più costosi. Ambientato nella provincia francese, unisce un imponente senso di inquietudine ad un inafferrabile gusto per il deforme. Il grottesco che attraversa il film è spesso un accenno, un’occhiata, mai un’insistenza, come invece sembra sia obbligo nei polpettoni americani. Infatti mentre le pellicole USA di genere horror che ottengono il lasciapassare per inondare le nostre sale cinematografiche fanno a gara per la più splatter, questo gioiello francese mantiene una sobrietà nei confronti dello spettatore, che non fa che accrescere il fattore ansiogeno.
Angoscioso e conturbante, è un piccolo capolavoro. Vietato in Francia ai minori di 16, in Italia la censura ha deciso di restringere il campo ai soli maggiorenni. Meno violento di qualunque SAW o Hostel o fesserie affini, riesce a generare un clima disturbante che spaventa più di ogni trucchetto per il pubblico anestetizzato. Un fiotto di sangue infinito. Un mostro che appare all’improvviso con la complicità della colonna sonora che spara al massimo. Maschere di sangue di derivazione Nightmare. Deformità assurde in stile Le colline hanno gli occhi. Tutti questi trucchi spudoratamente offensivi per un intelligenza medio-bassa, non sono neanche lontanamente presenti in Sheitan.
Il film rimane sul filo del dramma, tra il porno-soft e l’horror-psichedelico. Non ha un genere ben definito. Indicato come black-comedy-horror, o come appartenente al filone “torture movie”, o “torture porn”, questa pellicola non ha niente a che vedere né con la black-comedy né con il genere “tortura”, se non intesa come tortura psicologica per lo spettatore.
Unendo il disagio di Mary per sempre all’inquietudine di Strade perdute all’angoscia della prima metà di Changeling, allo stupore in stile Avvocato del diavolo, Sheitan è uno dei prodotti più strani e meglio realizzati nel panorama cinematografico degli ultimi anni.
Vincent Cassel interpreta un mefistofelico invadente contadino. Premio per il personaggio più inquietante della storia del cinema.

Consigliato a chi vuole vedersi un film come si deve (da vedere rigorosamente da soli. Non è un film da ‘gruppo’).
Sconsigliato a chi ha visto più di due “SAW” al cinema.

~ di giansignoremerendini su novembre 6, 2009.

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