Piano 17

Chi si spertica in complimenti, chi decreta il fallimento di un esperimento, chi loda l’indipendenza dell’autoproduzione e chi lamenta una regia televisiva. Molto è stato detto su Piano 17, film diretto dai Manetti Bros (Marco e Antonio) solo per il fatto di essere un thriller italiano. A conti fatti effettivamente i thriller di creazione italiota sono una rarità (almeno negli ultimi 15 anni), e se qualcosa viene fuori nel panorama delle sale cinematografica è destinato a far parlare di sé nel bene o nel male. Pare infatti che gli unici generi italiani ammessi siano soltanto i film di comicità prepubere, i drammi di pesantezza, i film sentimental-noiosi, le commedie dei cosiddetti “grandi” incapaci di rinnovarsi, e  i poliziotteschi/celebrativi dell’arma (rinvigoriti negli ultimi anni da una fitta produzione televisiva di fiction-telenovelas quali Distretto di polizia, Carabinieri, R.I.S. – Delitti imperfetti, La squadra,  passando per Don Matteo, Il Giudice Mastrangelo, fino a soffrire di tendenze docu-fiction come Il Generale Dalla Chiesa e Il capo dei capi). Un panorama monco in cui l’assenza di grandi generi quali l’azione, il colossal, il bio-pic (non di stampo televisivo-propagandistico), l’horror (che non sia la solita uscita quinquennale di un film di Dario Argento), il comico demenziale (non demente, come invece pare essere la declinazione italiana -dal ’90 in poi- in cinematografia), il cartone animato.  il genere bellico, il giallo e il thriller, ha ormai portato a una identificazione CINEMA ITALIANO = RIDERE O CHEPPALLE. Proprio il thriller, grande assente nel panorama italiano, è il genere in cui rientra Piano 17, con infarciture di azione, e atmosfere noir che ne fanno un tipico esempio di ciò che manca al nostro cinema. Solo il fatto che sia una rarità nel nostro piatto orizzonte, non è sufficiente infatti per gridare al miracolo. Cosìccome confrontarlo con grandi produzioni megamilionarie come quelle di Michal Mann o Tarantino non è corretto e sufficiente per stabilirne la nullità.
Piano 17 è infatti una produzione indipendente, (pare sia costato meno di 70.000 euro) al di fuori da qualunque circolo vizioso produttivo italiano, girato in cinque settimane, che si avvale di partecipazioni gratuite (amichevoli) e di tanta buona volontà. Naturalmente il basso budget si riflette in tanti aspetti che possono rendere sgradevole il film ad un occhio ormai assuefatto all’ipertrofismo produttivo USA. In primo luogo l’immagine stenta a mantenere un’omogeneità per un’ora emmezza. Tra alti e bassi (buona fotografia in esterno giorno che peggiora fino agli interni notte, dove la grana si mostra proporzionalmente agli investimenti), il film, girato in digitale, riporta però un ritmo interessante, anche se fondato in gran parte sul vecchio, abusato, e inflazionatissimo flashback. La regia ostenta molto sui primissimi piani senza profondità di campo, mentre l’editing, molto buono all’interno delle singole scene, risulta trascurato nell’area del macro-montaggio (quello per cui, per intenderci, Crash – Contatto fisico ha vinto l’Oscar nel 2006). La sceneggiatura credibile, a tratti molto buona, è uno dei punti di forza. Musiche originali che supportano bene l’intenzione del film, e attori conosciuti e non che tutto sommato superano la prova. Da Giampaolo Morelli (ora più conosciuto come  Ispettore Coliandro), a Enrico Silvestrin (attore collaterale del cinema italiano), a Massimo Ghini in una piccola parte, tutti lasciano qualcosa. Sopra tutti Antonino Iuorio, napoletano insofferente verso napoletani. Li detesta proprio.
Primo e unico film in cui vedremo V.Mastandrea, romano romanesco, alle prese con un’interpretazione di un personaggio partenopeo.
Piano 17 è interessante anche se non avvolgente. Piace, e nel 2005, anno della sua uscita, presentato al “Courmayeur Noir in festival” vince il “Premio del pubblico Casino De La Vallee”.

Consigliato a chi cerca un film italiano diverso.
Sconsigliato a chi giudica un thriller in base al numero e alla grandezza delle esplosioni.

Gianpaolo Fieramonti Stacchi Consorzi

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~ di giansignoremerendini su novembre 11, 2009.

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