Avatar, e le rane dello stagno

Giovedì 15 gennaio 2010 è uscito nelle sale italiane, con notevole ritardo rispetto a quelle dei paesi normali, Avatar, il film più atteso da 6 mesi a questa parte. Da quando con i primi trailer si è stimolata l’aspettativa del pubblico e poi con il passaparola dei dettagli di produzione, Avatar è cresciuto nella mente dei futuri spettatori, prima ancora che ci convincessero che di lì a pochi mesi saremo andati a vedere il film che registrava una data storica nella storica storia cinematografica. Sull’onda di un immaginario collettivo fertile alla ricezione di un massiccio indottrinamento mediatico, i mezzi di comunicazione hanno amplificato il piano marketing della potentissima FOX che avendo speso per la realizzazione del film una cifra che (secondo le fonti internet) varia tra i 240 e i 350 milioni di dollari, ne ha sborsati altri 150 per la sola promozione. Quando un colosso economico spende l’equivalente del PIL delle Isole Marshall per dire che un suo film va visto, la rete dei media mondiali va in fibrillazione e mistifica in poco tempo qualcosa che l’aura se la dovrà guadagnare sul campo. Incensare Avatar, è stato perciò il passatempo preferito di addetti e non alla sfera cinematografica negli ultimi mesi. Si è creata così un’attesa e un’aspettativa che se può fare bene all’esito del box office, tende però a produrre un gran numero di “delusi” che, avendo già deciso che quello che sarebbero andati a vedere sarebbe stato il più bel film (almeno) degli ultimi 10 anni, non sono in grado di escludere dal giudizio la tara delle loro esagerate aspettative. Tra i motivi di sperticata lode ci sono le già citate cifre di produzione, il ritorno di Cameron, dopo il ciclopico successo con Titanic, e la promessa di una meravigliosa tecnica in 3D che avrebbe reso obsoleto il modo di intendere il cinema prima di esso.
In più ieri, alla 67° cerimonia dei Golden Globe, Avatar ha vinto i due premi più importanti: Miglior film drammatico e Miglior regista. I titoli dei giornali riportano: “Avatar trionfa, Baarìa a mani vuote” (Panorama.itRepubblica.it), come se ci fosse stata una minima competizione con gli altri film in gara. Infatti Baarìa del “per molto dimenticato” Tornatore, in gara come Miglior film straniero ha già avuto la sua piccola gloria entrando in nomination. Forse neanche quella è merito suo, ma delle pressioni della tentacolare produzione Medusa che in quanto a promozione cinematografica non ha niente da imparare dalla colossale 20th Century Fox. Da anni la Medusa ha infatti deciso di investire sul “baarìota” Giuseppe, inaugurando la collaborazione con il praticamente ignorato Malèna nel 2000. 6 anni di tempo per rilanciarlo con La sconosciuta, questa volta pesantemente reclamizzato e quasi diventato un caso “d’essai” a causa di una mal’indirizzata insofferenza verso il sistema clientelare dell’olimpo nelle cerimonie cinematografiche di spessore. Ben sfruttata dalla Medusa che ha pensato di camuffarsi da “la Fandango dei ricchi”, mettendo a frutto ora una fama propria e del regista che molto devono proprio a questa strategia. Baarìa è stato perciò percepito (immagino solo qui in Italia) come un epico film preferibile per certi versi anche a polpettoni tecnicamente fastosi ma poco profondi come Avatar.

Ovviamente questo sottotesto, che credo sia solo una mia impressione, è una pura deformità del reale e ben mi guardo dal supporre che l’intervento del Ministero per i Beni e le Attività Culturali (notare quante maiuscole -di cartone- vadano nei nomi dei ministeri) e della Regione Sicilia altro non siano che solito spreco di denaro pubblico. Medusa (azienda ricca ricca) prende gli aiuti di produzione dal Ministero (di uno stato sempre più povero): sicuramente il film è di grande interesse culturale. A parte le solite qualunquiste (perche frutto di generico sospetto e non di prova) illazioni che mi trovo a suggerire voglio però accompagnarvi in una strada spesso in ombra nel campo del cinema.
Anche a pensarla in sillogistica maniera è facile vedere come ci troviamo di fronte al classico problema del cinema italiano.
– Il cinema italiano è sempre la stessa schifezza dei Vanzina (tratteremo in un prossimo post la generalizzazione “Vanzina” come per “cinema di merda”)
– Si perchè questi sono gli unici film in cui le produzioni investono perchè incassano sicuramente
– Allora bisogna sostenere il cinema “di nicchia” (inteso per “non diretto dai Vanzina” anche se poi i finanziamenti, come è successo quest’anno, vanno al suo omologo Neri Parenti)
– Bene, il Ministero per i Beni e le Attività Culturali (che tramite una commissione spesso parziale o nel migliore dei casi capziosamente parziale) ha il dovere di finanziare le forme della settima arte che nobilitano il popolo ma vuotano le tasche.
– Alla fine i film sovvenzionati sono tuttaltro e fanno cagare e il cinema italiano è sempre la stessa schifezza dei Vanzina

Se infatti Baarìa non fosse di “interesse culturale” in senso assoluto, una prospettiva relativista ne farebbe subito apprezzare anche i pregi più nascosti. Nella lista dei capolavori foraggiati dalle nostre tasche troviamo titoli che mezzo basta per capire quale oscura stagione ancora attraversi il nostro cinema. Preoccupazione, questa, di fallace stampo nazionalista che vede il cinema nazionale come il simulacro dell’artisticità propria. Accezione positiva che aumenta il valore dell’individuo di tale nazionalità:
Il cinema italiano è bello e intelligente? Allora lo sono anche i suoi creatori, che per sineddochè sono tutti gli italiani.
Retorica del funzionamento cognitivo, applicata all’antropologia di dimensione pratica.
Ue! C’è gente che ci marcia su queste cose! E fa quattrini.
Il cinema, se è bello è bello sia che sia italiano, statunitense, indiano o giapponese.

Far morire una categoria di professionisti, ideatori, e appassionati è però tuttaltra cosa.
Quello che intendo dire, è che il FUS (Fondo Unico per lo Spettacolo), che è lo strumento col quale il Governo regola i finanziamenti al mondo della cultura, diminuisce di anno in anno e quei sacrosanti aiuti che prima piovevano a pioggia e oggi ristagnano a pozzanghera, sono controllati da un potere che difetta di competenza, ma-non raffinerà-le capacità-con l’e-sperie-enza. Ovvero, stando in questa situazione la cinematografia nel nostro paese è bella che sepolta.
Una rapida analisi dei dati ufficiali del 2008, pubblicati dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali può illuminarci su come i sempre meno soldi messi a disposizione delle attività culturali vadano elargiti con criteri non idonei al nostro mercato. Un esempio ne è il “Contributo sugli incassi”: una sorta di premio per i film che totalizzano i maggiori incassi: lo si fa passare come “incoraggiamento” ma altro non è se non un modo di perpetrare il solito “piove sempre sul bagnato”. Se gli aiuti statali devono andare a quelle idee che necessitano di investimenti per la loro realizzazione perché non ci sono produzioni disposte a rischiare in un mercato stagnante come quello italiano, è un tantino un controsenso elargire somme di denaro come premio per quei film che totalizzano già lauti guadagni al botteghino. Nel 2008 ci troviamo con una situazione in cui su oltre 15 case di produzione infatti il 20,8 % dei contributi è andato alla Filmauro Srl per gli importanti incassi dei suoi titoli di punta: Manuale d’amore 2 (€ 2.328.883 di contributi), Natale a New York (€ 2.373.369) e Natale in Crociera (€1.052.188).

Il secondo posto è di Medusa Film Spa che accumula il 9% dei contributi con La sconosciuta (€ 927.975) e il sagace Olè (€ 1.569.005).
Il terzo posto del podio dei succhiasangue è occupato dalla Cattleya Spa che ci onora di almeno 2 pellicole di grandissimo interesse culturale: Commedia Sexy (€ 1.202.854) e Ho voglia di te (1.052.188).
All’interno del ventaglio delle stupende commedie italiane che tutti noi siamo lieti di finanziare, sempre nel 2008, troviamo Eccezzziunale Veramente Secondo Me che riceve un contributo/rimborso di € 1.274.265 e Il 7 e l’8, protagonisti Ficarra e Picone, con 1.481.680 euro di meritevole “incoraggiamento”.
Un’altra importante clausola che il Ministero prevede come investimento sul cinema di qualità è il “Contributo agli autori”, “destinato agli autori della regia e della sceneggiatura […] in proporzione diretta dell’incasso ottenuto dal film” .www.cinema.beniculturali.it.
Neri Parenti incassa così (lui personalmente) 176.438 euro per aver partorito quel magnifico capolavoro di Natale in India; Carlo e Enrico Vanzina ricevono rispettivamente 61.367 € e 24.547 € per la realizzazione di Eccezzziunale Veramente 2 e Carlo Verdone ben 150.358 € con Il mio miglior nemico.
Tra i lungometraggi che invece hanno superato la rigorosissima verifica che ne giustificasse il Valore Culturale ricevendo così un finanziamento alla produzione, nel 2008, troviamo perle dello spessore de L’uomo che ama di Maria Sole Tognazzi (€ 1.100.000), Ex dell’ottimo Fausto Brizzi (che ci piace ricordare come lo sceneggiatore di Tifosi, Bodyguards, Natale sul Nilo, Natale in India, Christmas in Love, Natale a Miami, Natale a New York, Natale in crociera) con € 1.000.000, e Barbarossa – Il Pugnale e la Corona di Renzo Martinelli che sfrutta i suoi 1.600.000 euro di finanziamento per raccontarci una bella apologia sulla Lega Nord.

E’ quindi evidente come Baarìa in un contesto relativo alle pellicole che in un modo o nell’altro riescono a spillare soldi allo Stato, abbia un grandissimo valore culturale.
La notizia “Baarìa a bocca asciutta” è perciò un modo per dire “ma guarda un po’; con tutti i soldi che questo film è costato, neanche un cazzo di premio è riuscito a vincere”.
E’ vero, perchè non è automatico che la fatica finanziaria porti ad un sicuro apprezzamento di critici e giurie.
Se non altro Avatar rispetta l’assioma e nelle prime cinque settimane di programmazione, nei soli Stati Uniti, si è già rifatto delle spese incassando 491 milioni di dollari, piazzandosi per adesso soltanto dietro a “Il cavaliere oscuro” ($ 531.037.000) e “Titanic” ($ 600.788.188) attualmente detentore del record di maggior incasso della storia, con un ricavo mondiale (del solo box office) di 1.842.900.000 dollari. Ad oggi si stima che in tutto il mondo Avatar abbia totalizzato 1.615.000 $. Non basta.
In una prospettiva che prenda in considerazione anche l’inflazione, la classifica cosiddetta relativa, o “reale”, ha però un’altra conformazione. Bisogna infatti tener conto di una semplice realtà: i 10 dollari del biglietto di 10, 20 o 30 anni fa non hanno certamente lo stesso valore dei 10 dollari di oggi. Cosìccome i prezzi maggiorati dei ticket (per le sale 3D p.es.) sono termini che inficiano sulla giusta proporzione dei paragoni. Di questo passo è ovvio che tra 50 anni almeno la metà dei film in sala supererà gli incassi di 1 miliardo di dollari, non grazie alla loro magnificenza ma a causa della semplice inflazione.

A questo indirizzo (hitparadeitalia.it) si trova una classifica dei maggiori incassi di sempre che tiene conto del processo inflattivo. In che modo non ci è dato saperlo. I dati sono discordanti con quelli di quest’altro blog (boxofficebenful.blogspot.com) che calcola (questa volta in base all’inflazione del dollaro dal ’70 ad oggi) una “All time top 50” aggiornata però al 10 di gennaio 2009. I primi 10 titoli sono:

[per i meno esperti: Star Wars (ribattezzato Star Wars IV: A New Hope); Jaws (Lo squalo); LOTR (Il signore degli anelli); The Godfather (Il Padrino)]

Ad una rapida occhiata si capisce subito come i 775 milioni di dollari del ’77, oggi siano superati in valore assoluto da una moltitudine di film, ma da un ottica relativista rappresentino il secondo incasso di sempre, ricalcolati in quasi 2 miliardi e 200 milioni di dollari.
Aggiornando la classifica al weekend del 15 gennaio con l’incasso di oltre il miliardo e 600 milioni, Avatar guadagna una posizione superando Jurassic Park.

Filmsite.org si spinge ancora oltre elaborando una graduatoria che comprende anche titoli precedenti al ’70.
La classifica non fornisce i dati del box office ed è limitata al mercato Statunitense (Domestic Gross) relativo (Adjusted for Inflation)

[Boxofficemojo.org serve anche le cifre]

La top ten (in termini di box office assoluto) è però discordante con altre ancora pubblicate su diversi autorevoli siti web. Sempre filmsite.org scrive:

Mentre Internet Movie Database pubblica una classifica leggermente diversa (ma fornisce i dati di incasso):

[Il Signore degli Anelli: Le Due Torri è 11° con 921.600.000 $]

Per dritto o per rovescio quindi Avatar è sempre nella top ten sia che si tratti di dati assoluti che “inflation adjusted”. L’avevano intuito anche tutti i pubblicitari che hanno cercato da subito una partnership con questo film sfruttando una popolarità per piazzare i loro prodotti che niente hanno a che fare con Avatar stesso.
La Mazda ha legato il modello della sua nuova CX-7 alla pellicola di Cameron con un accostamento più stupido che originale.

Un montaggio alternato di scene del film e riprese dell’auto che corre nel deserto sono il banale contrappunto visivo di un abusato testo per allocchi:
Due predatori. Due mondi affascinanti, che non sopportano confini. Avatar e nuovo Mazda CX-7 diesel: il fascino del predatore (e poi il grido di un falco sulla sovrapposizione tra l’auto e i tiranti del ponte che sembra così delle ali)”
I dozzinali pubblicitari che hanno curato questo spot hanno realizzato una delle pubblicità più scialbe mai viste prima. Innanzitutto Avatar è un capolavoro di effetti speciali, la nuova frontiera dei visual effect: come è possibile non cercare una continuità se non formale, almeno di intenti, in questa direzione? E’ possibile. Con un montaggio piatto e pedestre che intervalla poche inquadrature del film alle immagini della Mazda CX-7 che sono forse le meno spettacolari tra tutte quelle che reclamizzano automobili negli ultimi 20 anni. Per intenderci, guardate lo spot della Punto (sì. della Punto) per capire come le riprese di una utilitaria della fiat che ha già il suo mercato, siano molto più avvincenti di quelle della Mazda.

Sul fronte formale quindi, cilecca. Evidentemente i contenuti di questo spot abbracciano la filosofia del film.
Certo: l’accostamento tra un’auto a gasolio e un popolo che vive in simbiosi con la natura è un miracolo di correttezza e sensibilità.
Per chi avesse visto il film è più che ovvio che i Na’Vi vivano praticamente in osmosi con il loro pianeta Pandora, tant’è che uno dei leit motiv della storia è che “tutto è collegato nella natura”. Non è dunque onesto affiancare un motore a scoppio vecchio di cent’anni ad un’idea di consapevolezza ecologica che l’umanità non ha ancora intravisto. Avatar è infatti, tra le tante cose, una denuncia dello sfruttamento del nostro pianeta, diventato invivibile a causa della depauperazione delle risorse e dell’inquinamento. E qual’è una delle maggiori cause di inquinamento? L’automobile? Proprio così.
Ma è inutile ricercare l’onestà negli spot. Andiamo allora in cerca di un po’ di furbizia.
Due predatori. Due modi affascinanti, che non sopportano confini“.
I due protagonisti visti nella pubblicità (Jake Sully – l’Avatar del titolo – e Neytiri), fanno parte di una catena alimentare. Jake Sully imparerà presto a non bullarsi della sua condizione di predatore (come invece appare evidente nel messaggio pubblicitario), ma al contrario acquisisce una coscienza che gli fa provare pietà e gratitudine per gli animali che deve cacciare.
Due mondi affascinanti? Avatar di sicuro. La Mazda si vuole affascinante solo per traslazione, sfruttando quel principio retorico dell’ Auctoritas che prevede il passaggio di valori positivi da uno sponsor (in questo caso Avatar) verso l’oggetto pubblicizzato solo per vicinanza forzata.
…Che non sopportano confini“: tuttaltro. Il popolo di Pandora, adora i suoi confini. Anzi sono la cosa più preziosa che hanno. Infatti il climax del film si innesca proprio a causa dell’invasione dei loro confini da parte degli arroganti occupanti umani.
Ne avessero azzeccata una questi della Mazda.
C’è di più. Il film è un’allegoria della strapotenza americana che ha versato sangue di innocenti macchiandosi di genocidi in diverse parti del mondo, non ultima la Seconda Guerra Mondiale con l’utilizzo sconsiderato delle armi nucleari che hanno raso al suolo 2 città giapponesi tristemente note.
Ma indovinate dove ha sede la casa automobilistica Mazda? A Hiroshima.
Abbiamo quindi appurato che questa pubblicità è stata realizzata da individui dotati di facoltà mentali inerti. Ma le partnership con la pellicola Fox non sono state tutte così arraffazzonate.
Per esempio la LG che ha voluto legare il suo marchio ai Na’Vi ha mantenuto un altissimo standard sia formale sia contenutistico realizzando uno spot eccellente dal punto di vista dei visual FX e interessante in una logica di contiguità con l’argomento (un avatar è un corpo guidato a distanza e simboleggia un’esperienza di piena immersione in una realtà completamente nuova):

Altre Corporate hanno deciso di sfruttare il marchio di Avatar sul lungo periodo, come dimostra la press release della McDonald o la Coca Cola Zero che ha anche cercato di lucrare sulla diffusione dei backstage del film come appare chiaro dalla sua pagina facebook.

Avatar sta’ quindi dimostrando di esser stato meritevole della fiducia accordatagli dai suoi numerosi partner commerciali, mentre la Fox può dirsi tranquillamente soddisfatta della lunga produzione del colossal per cui ha dovuto anche finanziare la nuova tecnologia tanto pubblicizzata e poco approfondita. Neanche noi, ora, approfondiremo il discorso che merita un articolo a parte, ma vi basti sapere che di film per cui si sviluppa apposta un sistema tecnologicamente inedito ed esclusivo ne nasce uno ogni vent’anni.
Quindi se non siete ancora andati a vederlo, andate. Possibilmente nelle sale attrezzate per la proiezione 3D.
Un ultimo consiglio. Al pari delle partenze per le “vacanze intelligenti”, cercate orari un po’ meno battuti dalla solita mandria che affolla i cinema. Non andate tutti il venerdi o il sabato alle 22:30 perché non serve la palla di cristallo per capire che non c’è posto per tutti. Cercate piuttosto orari pomeridiani, o ancora meglio antimeridiani. Se sapete cosa vuol dire antimeridiani siete anche in grado di comprendere il senso del mio appello. Sennò andate a muggire insieme ai vostri simili nelle sale piene di urla, rumori, e telefonini coi loro grandi e luminosi schermi che vi distrarranno proprio nei momenti migliori del film.

Gianpaolo Fieramonti Stacchi Consorzi per Com’è quel film

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~ di giansignoremerendini su gennaio 19, 2010.

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