Paraprassic Activity

Come ormai siamo abituati, con un massiccio ritardo rispetto ai paesi normali, esce domani nelle sale italiane Paranormal Activity, horror-movie degno di questo nome, che nel nostro paese otterrà incassi che neanche La storia del cammello che piange.
La strada che ha portato questo film a very low budget (15.000 $) nelle sale di tutto il mondo inizia nel 2007, anno in cui viene girato da Oren Peli (regista debuttante di origine israeliana). Anche prima, se consideriamo che lo stesso Peli ne aveva iniziato la scrittura da qualche anno. Realizzato con un troupe ridotta all’osso: 4 attori di cui due protagonisti (Katie Featherston e Micah Sloat), un direttore della fotografia (Rodney Gibbons), un esperto di vfx (David Barbee) e un compositore per la colonna sonora (Mark Binder) il film viene presentato il 14 ottobre 2007 allo Screamfest Film Festival, una piccola competizione di film dell’orrore che si tiene ogni anno al Chinese Theatre su Hollywood Boulevard. Lì Oren Peli conosce un agente che lo aiuta a portare la “pellicola” (termine usato qui in maniera non letterale, perché girato in digitale con una mdp semi-pro) allo Slamdance F.F., importante festival internazionale del cinema indipendente (dello Utah) che si svolge contemporaneamente al suo omologo più famoso, il Sundance F.F. Quale di queste debba essere la rassegna che maggiormente rappresenta il cosiddetto “cinema indipendente” è oggetto di contesa; fatto stà che queste competizioni si traducono spesso in vivai per le grosse majors alla ricerca di prodotti già realizzati da sfruttare, esercitando il grosso potere di distribuzione nei circuiti delle sale cinematografiche.
La Dreamworks infatti lo acquista (al tempo controllata dalla Paramount Pictures), e dopo la vendita della Dreamworks Animation al gruppo indiano Reliance, Paranormal Activity rimane per così dire in eredità alla Paramount che ritenendolo un valido prodotto (già Spielberg l’aveva notato e indirettamente pubblicizzato) lo lancia in 13 città universitarie (USA) nel fine settimana del 25 settembre 2009. 13 città sono poche, ma la major sa bene che il passaparola tra i giovani studenti è più efficace del viral marketing.
La Paramount suggerisce però a coloro che volessero una proiezione nella loro città di segnalarlo sul sito eventful.com, promettendo che qualora registrasse un milione di richieste, la distribuzione del film avverrebbe su scala nazionale.
La proiezione in tutti gli USA è cominciata due settimane dopo: il 16 di ottobre.
La questione è interessante già per due versi: innanzitutto perché (a memoria della nostra redazione) è il primo caso in cui sono gli spettatori a decidere dove verrà proiettato il film.
Secondo, perché finalmente le majors cominciano anche loro, nella loro singolare ristrettezza di vedute, a comprendere il potere della rete adoperandolo a loro vantaggio. Piuttosto che piangere, lamentarsi e minacciare cause milionarie contro il P2P-er, farebbero bene anche gli altri grossi Studios ad accettare il cambiamento dei tempi e abbandonare la zavorra neocon che li contraddistingue da sempre e che ha portato quasi alla rovina i loro colleghi discografici per analoghi motivi.
Paramount Pictures non è però un covo di sprovveduti e l’eccentrica campagna web è stata accompagnata (una volta decisa la distribuzione nazionale) da un altrettanto anomalo trailer che invece di mostrare le immagini del film ricostruendone bambinescamente la storia, esibisce la reazione del pubblico in sala durante la proiezione.

Geniale.
Il trailer ufficiale della Filmauro, che ne ha acquistato i diritti per la distribuzione in Italia, si incasella invece nel solito solco della banale ricostruzione del film con poche “paurose” scene intervallate da frasi in sovraimpressione presumibilmente (perchè tra virgolette) estrapolate dai giornali, come: “il film più terrificante e spaventoso dell’anno“, “non riuscirete più a dormire“, “un terrore profondo“, “l’esorcista dei nostri giorni“, “agghiacciante“.
Come da clichè questo dozzinale e allegramente pedestre trailer si conclude con la frase: “Paranormal Activity: il film che ha terrorizzato l’America“.
A questo punto mi pare che non sia più un merito provocare emozioni in un’America che ad ogni film è “sconvolta”, o “terrorizzata” o “agghiacciata” o “allarmata” o “turbata”.

Capisco che sia difficile innovare, ma questi neanche ci provano. Paranormal Activity è un prodotto atipico, strano e al di fuori della normale logica del marketing commerciale. Sarà necessario mantenere una linea di continuità o quantomeno di coerenza con queste sue proprietà ontologiche? Macchè. Le cose, anche in questi piccoli casi, anche in queste piccole cose, in Italia sono fatte “a cazzo di cane“.
Guardate una parodia del trailer horror realizzata da un acuto videomaker già un anno fa. Ha la struttura simile al trailer italiano in oggetto, ma è forse più accattivante sia visivamente che contenutisticamente:

La qualità non è certo il marchio distintivo della Filmauro che annovera tra le sue produzioni capolavori del calibro di Natale in crociera, Natale a New York, Il mio miglior nemico, Le barzellette, Mambo italiano, Christmas in love, e Natale a Beverly Hills.
E’ normale quindi che nella realizzazione del trailer il tratto dominante sia la fiacchezza: l’intercalare scritto tra le scene del film, quando non millanta un’america terrorizzata, farnetica: “il film più terrificante dell’anno” senza considerare che l’anno è iniziato soltanto da un mese. Impressionante.

In apertura abbiamo ipotizzato un flop commerciale di Paranormal Activity nelle nostre sale, derivante non dai demeriti della pellicola (veramente pochi) ma da scelte pubblicitarie e distributive sbagliate. Come già detto, il trailer italiano non intriga il pubblico più di quanto non faccia quello di un qualsiasi altro horror-idiota-movie come Drag me to hell. Ultima pellicola di Sam Raimi, che più che paura provoca imbarazzo per tutti coloro che hanno partecipato all’ esecuzione del film, dalla prima attrice all’ultimo aiuto microfonista.

Il video pubblicitario di Drag me to hell denota un minimo di impegno da parte dei realizzatori che se non altro si sono impegnati nella veste grafica dei titoli anche se il contenuto è paralizzante (sempre dall’imbarazzo); si legge infatti: “quest’anno – assisterete – al ritorno – del vero horror“. Per carità.
Il film in realtà è un’iperbolica buffonata-schifo-splatter e il punto è proprio questo. I due trailer non aiutano lo spettatore a capire quale dei due film valga la pena vedere. Anzi. Drag me to hell che può vantare uno spropositato budget a servizio di una storia baggiana corre il rischio di attirare più spettatori nelle sale, grazie ai suoi effetti speciali acchiappa-mosche, di quanto non riesca Paranormal Activity che fonda la sua potenza sulla pressione psicologica costante per quasi un’ora emmezza.

La seconda causa dell’astensione nelle sale che proietteranno il film è il ritardo con cui esso arriva in Italia. Basti pensare che il sito ufficiale del film (http://www.paranormalactivity-movie.com) ha già da tempo aperto la vendita in DVD, Blu-ray o Digital Download. Senza tener conto che già un mese fa sui circuiti P2P era disponibile una versione in alta qualità della “pellicola”, completa di sottotitoli in italiano.
E vedere questo film in lingua originale non è certo faticoso: pochi dialoghi, e per giunta in un inglese comprensibilissimo, rispetto alle normali storpiature slang americanoidi. Il doppiaggio italiano non potrà che cercare di eguagliare la tensione delle sfumature originali. Non potrà certo fare di più. Il pericolo è comunque, sempre quello di sentire le solite 3, 4 voci comuni a 10.000 film, che non aiutano l’immersione nel documentario che pretende una forte aderenza con la realtà.

Paranormal Activity in ogni caso, doppiato o non doppiato è formidabile. E’ un film dell’orrore che fa paura. In questi mesi è stato spesso paragonato a Blair Witch Project caso analogo, che nel ’99, con pretese documentaristiche (ma anche in quel caso trattavasi di mockumentary) cast e troupe striminziti, e un costo di produzione di soli 60.000 $ ebbe un enorme successo al box office. I dati parlano da soli: a fronte di una esigua spesa di produzione B.W.P. incassò quasi 250 milioni di dollari (248,639,099 $ fonte boxofficemojo) di cui 140 sul mercato interno. Ora il film di Oren Peli gli ruba lo scettro di film più remunerativo della storia che con soli 15.000 $ (altre fonti riportano solo 10.000 $) ha già incassato oltre 140 milioni $ (142,390,115 $) di cui 107 nei soli USA.

Non è un colpo di fortuna, perchè è uno dei pochi horror che innova per sottrazione. Allo stesso modo di Blair Witch Project è girato con camere a spalla, ma dove nel film del ’99 le mdp erano 2, ora è solo una tenuta quasi sempre da Micah (il ragazzo). Quando è Katie a tenerla si nota subito la differenza di mano: meno stabile, più insicura e traballante.
Inoltre la strategia della tensione è giocata quasi tutta su rumori off (fuori campo), sulle inquietanti attese e i piccoli ma efficaci effetti speciali: economici ma invisibili. Eccellente una delle ultime scene. Siamo ancora qui a chiederci come siano riusciti a realizzarla con un così basso budget.
Il tutto è recitato perfettamente e non si fatica a immedesimarsi nei giovani protagonisti. Ed è stato girato in una settimana. Incredibile.
Questo film è la dimostrazione che i soldi non sostituiscono il talento. Drag me to hell e oscenità simili non fanno altro che bruciare soldi per uno spettacolo adatto forse ai piccini delle elementari, o ai ragazzini delle medie che guardandolo in gruppo in una stanza buia possono spaventarsi a causa di un rumore improvviso in parallelo ad una immagine ripugnante.

La sozzura in stile Hostel auspichiamo che venga soppiantata nel mercato da piccoli gioielli come questo Paranormal Activity che, sebbene non accontentino quella modesta e immatura fascia di pubblico che rabbrividisce per ridicoli effetti splatter da milioni di dollari, almeno appagano quella grande fetta di spettatori che ama la tensione e preferisce vedere un film piuttosto che subirlo.

Giansignore Merendini

Annunci

~ di giansignoremerendini su febbraio 5, 2010.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

 
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: