Under the shit

Under the dome

Se un branco di scimmie sodomite venisse buttato in una stanza a battere dei tasti a caso su macchine da scrivere il risultato che ne verrebbe fuori sarebbe di un pelino superiore alla sceneggiatura di Under the Dome. Sulla carta questa serie televisiva targata CBS (dopo un ripensamento della saggia Showtime  – che non è infallibile ma è pur sempre la casa di Dexter e Homeland) a prima vista ha tutti i numeri al posto giusto: annovera tra i suoi produttori esecutivi Steven Spielberg e Stephen King e tra gli attori Dean Norris e Mike Vogel.

Steven Spielberg e Stephen King che hanno voce in capitolo in una produzione milionaria? Sarà sicuramente un capolavoro. Guardiamolo.
Già dalla prima puntata qualcosa non quadra però. I personaggi sono senza spessore, la storia ha un sapore anni ’80, e per dirla tutta anche gli effetti speciali sembrano un po’ agè. Continuiamo a guardarlo, magari migliora. In fondo i nomi di Spielberg e King dovranno pur servire a qualcosa. Si. Servono come specchietto per le allodole. Come miele per le mosche. O meglio, cacca. Si non ho scritto vacca. Ma cacca, cacca, cacca. E’ un’affermazione bizzarra sostenere che un prodotto legato a due nomi tanto importanti possa essere paragonato agli scarti solidi che produciamo. Ma mentre ognuno di noi ha il buon gusto di farli in un water, i creatori di questa serie hanno pensato che la loro merda fosse così bella e profumata da distribuirla nelle case di milioni di spettatori. Ben 13 i milioni al debutto della serie. E oltre 14 nel finale.

Non voglio in ogni caso credere che questa serie imbarazzante possa essere stata causata dai due grandi autori sopra menzionati. Cerco un colpevole. E guarda chi ti trovo? Brian Keller Vaughan. Il creatore, sceneggiatore, e maggior responsabile di questa offesa all’intelligenza è nientemeno che uno degli ex sceneggiatori di Lost.

Tutto torna.
Ora che ci faccio caso ogni volta che c’è lo zampino puzzolente di un ex ideatore/sceneggiatore/produttore di Lost mi trovo di fronte ad un audiovisivo irriguardoso del mio raziocinio; irrispettoso della mia levatura riflessiva. Come con Super 8 creato e diretto da J.J.Abrams che illude lo spettatore. Per la prima mezzora lo illude che vedrà qualcosa di interessante. Un film degno di essere visto e rivisto. E invece piano piano si accartoccia su se stesso come le peggiori pellicole sy-fy anni 60. E che dire di Alias? Pallida serie tv trascinatasi per 4 stagioni quando già a metà della prima capisci come andrà a finire, indica forse il miglior momento creativo del presto scomparso dalle scene J.J.
L’ignobile Damon Lindelof è riuscito a rendere inammissibile perfino Prometheus, l’ultimo film del grande maestro Ridley Scott, firmandone la sceneggiatura, e quindi la condanna all’oblio. Questi piccoli mostri si sono diffusi nelle alte strutture della fiction statunitense, ma dopo una serie di insuccessi seguita da un’altra serie di insuccessi auspichiamo la loro estinzione dalla scena contemporanea.

Un’ulteriore conferma di quanto U.t.D. fosse esecrabile è stata la piena volontà da parte di Rai Due di acquistarla e trasmetterla a partire dal luglio di quest’anno.

Tornando al membro di questa abietta comitiva, gioca a suo favore un inspiegabile buon risultato negli ascolti che ha fatto propendere la CBS per un rinnovo della serie. Pertanto per l’estate 2014 aspettiamoci un orrore ancora maggiore di quello appena terminato. Subire una puntata di Under the Dome è avvilente. I personaggi bidimensionali che si impara a conoscere non hanno una motivazione precisa, o se cel’hanno non la perseguono con coerenza, ma sembrano marionette che cambiano direzione a seconda del vento. I dialoghi sono a dir poco imbarazzanti. Ma il vero motivo per cui Under the Dome suscita una sconfinata pena è che è la fiera espositiva internazionale del Clichè. Senza andare tanto per il sottile, quando un personaggio minaccia di morte “la persona a te cara” e immediatamente entra in scena su una musica alla Giacchino “la persona a te cara”, io come spettatore mi sento seccato. Alla seconda ovvietà comincio ad essere seriamente stizzito. Alla terza sono ferito nell’intelletto. Questo è lo stato d’animo in cui lo spettatore viene disposto dopo i primi 10 minuti di visione di una qualunque puntata, che continua con una serie di banalità fino agli inevitabili finali da pesce lesso. Il tenore dell’avvizzimento creativo è apprezzabile anche nel 13esimo episodio che conclude la purtroppo prima stagione in cui non mancano perle di sceneggiatura come la seguente:

Barbie :”puoi anche credere di essere un dio per queste persone, ma sappiamo entrambi cosa sei veramente.”

Big Jim :”E cioè… un criminale?

Barbie :”Peggio. (pausa a effetto in modo che lo spettatore possa chiedersi “ma cosa è che sarà mai peggio di un criminale?”) Sei un politico”. (“è verooo!! un politico è peggio di un criminale!! Accidenti! L’ha proprio offeso di brutto!” penserà a questo punto il nostro spettatore tipo per il quale è stata pensata la serie).

Questo magnifico esempio di sceneggiatura dà un’idea di come sia spicciola e pidocchiosa la visione di autori e sceneggiatori che lavorano a questo prodotto. Persone che si suppone professioniste del settore che però ignorano il concetto di negoziazione che avviene tra cinema/tv e realtà in cui il processo di scambio culturale tra i due piani avviene senza forzature;  trattano invece la serie tv non più come un oggetto d’arte, sottoposto a quelle regole di sublime ambiguità semiotica influenzate dall’intentio auctoris e intentio lectoris (per vederla comunque in maniera superficiale e didascalica) ma più come un oggetto pubblicitario che veicola in modo piatto e pedissequo un messaggio che incontri il favore del proprio pubblico bersaglio cavalcando l’onda populista apertamente, e esplicitando il chiaro target a cui è indirizzata la serie: l’americano medio obeso e sdentato che abita le periferie delle città e le campagne dell’ignoranza. Milioni di americani che nutrono il proprio corpo da McDonald e la propria mente sulla CBS.

JeanMatisse de la Piss

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~ di giansignoremerendini su ottobre 13, 2013.

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