Tesi

Legami tra ricezione e innovazione tecnologica: la cultura partecipativa in In Treatment.

INDICE

Introduzione . . . . . . . p. 2

1. Il “limbo degli audiovisivi”. . . . . 3

1.1 Premesse . . . . . . 3

1.2 Aspetto legale . . . . . 6

1.3 Media leggi e monopoli . . . . 8

2. Digital divide e intelligenza collettiva . . . 11

2.1 L’ordinamento delle comunità online: Itasa . 13

2.2 Partecipazione, controllo e ipocrisia . . 16

3. Convergenza culturale . . . . . 18

3.1 Un esempio di creatività grassroots:

In Treatment e la cultura partecipativa . . 19

3.1.1 Fan fiction e dimensione sociale . 19

3.1.2 Blog, partecipazione e attivismo . 21

3.2 Il compromesso delle corporazioni e la

Speculazione . . . . . 24

Hacker e conclusioni . . . . . . 26

Appendice . . . . . . . 28

Bibliografia . . . . . . . 36

Sitografia . . . . . . . 37

Introduzione

La vastità dei problemi che pone il tema della cultura partecipativa, i suoi orizzonti e le sue infinite ramificazioni non possono essere racchiuse e spiegate per intero in un unico articolo. Tanto meno in un articolo redatta in modo così generale e che prevede uno spazio di discussione ridotto. Il seguente lavoro, pertanto tratta un argomento specifico relativo ad alcuni temi pratici che gli appassionati dei prodotti mediali incontrano nel loro percorso.

L’analisi dei fenomeni di fandom1 attorno alla particolare serie tv In Treatment sarà preceduta dall’esposizione di una tesi che cerca di inquadrare il fenomeno della cultura partecipativa che rende possibile la fruizione di tale oggetto. L’incrocio tra le possibilità offerte da internet e le norme vigenti che remano in direzione contraria a quella della cultura partecipativa, faranno i conti con il pubblico dei fan. Ci concentreremo quindi su quei fenomeni di fandom, e su quelle norme legislative presenti in Italia, per tracciare l’abbozzo di un affresco in perenne evoluzione. Il presente lavoro non ha perciò pretese di ricostruzione storica di una realtà più vasta della bibliografia che la racconta, ma fornisce un’istantanea di un breve e confuso momento in cui gli equilibri tra i fan, le tecnologie e la legge cercano di rimodellare i propri rapporti in continuo sviluppo.

Il panorama della serialità televisiva è qui rappresentato da In Treatment.

Serie serializzata di provenienza USA, racconta in poco più di quaranta episodi2 le sedute di psicoterapia di cinque pazienti con il dottor Paul Weston (Gabriel Byrne). Cinque casi differenti per cinque giorni alla settimana diretti a cinque tipologie di pubblico diverse. Il target di questa serie tv è tanto vario quanto lo sono i protagonisti in analisi. Prodotta dalla emittente televisiva HBO3 (che ha al suo attivo produzioni di enorme popolarità come Sex and the City, The Sopranos e Six feet under) viene trasmessa in Italia per gli abbonati all’unica pay-tv satellitare, SKY4. Il culto della serialità televisiva è cosa che anche i grandi produttori mediali hanno ormai imparato a conoscere, tanto è vero che SKY offre ai suoi clienti un canale il cui nome promette contenuti esclusivamente destinati ad appassionarli: Cult. In Treatment è andato in onda su Cult. Cinque giorni a settimana. Per nove settimane. E se i network televisivi cercano di speculare su ogni dettaglio del nuovo prodotto non hanno certo il monopolio dell’universo attorno ad In Treatment che i fan esplorano in molte nuove e originali direzioni.

1 Il “limbo degli audiovisivi”

La tesi che qui espongo come “limbo degli audiovisivi” deriva dall’incontro tra l’innovazione tecnologica, la ricezione da parte di un pubblico “attivo” (che dà vita al fandom), e l’arretratezza legislativa che caratterizza il modo di porsi del mondo occidentale (rappresentato in questo caso da Stati Uniti e Italia) nei confronti della proprietà intellettuale.

Lawrence Lessig5 nel suo Cultura Libera6 ha permesso la nascita di questa teoria che altro non è se non una applicazione pratica e aggiornata dei contenuti espressi nel suo libro, rivisitati alla luce dei concetti che Henry Jenkins7 teorizza accanto alla definizione di cultura partecipativa.

La formulazione riguarda quindi la condizione in cui si trovano dei prodotti mediali (quale è una serie televisiva come In Treatment) alla luce delle circostanze sopra elencate.

Naturalmente prima di addentrarmi nella discussione di tale tesi è necessario definire tutte le premesse poste a fondamento del discorso.

1.1 Premesse

La tecnologia che oggi permea gran parte degli aspetti del nostro vivere quotidiano contribuisce alla ridefinizione costante della cultura del nostro tempo. E’ in atto quindi una “negoziazione” tra i cittadini (la società) e i media che, parafrasando quello che Francesco Casetti8 dice del cinema in L’occhio del novecento9, attraverso scambi reciproci tra le due parti in causa mette in moto delle dinamiche di ridefinizione della cultura che non sono proprie ne’ dell’uno ne’ dell’altro estremo.

La commercializzazione del personal computer (“a partire dal 1975”10) e la sua rapida diffusione hanno fatto si che oggi11 più della metà delle famiglie italiane possieda e utilizzi tale apparecchio. Una ancor più rapida diffusione delle “abitudini informatiche” si può notare in relazione all’utilizzo di internet, sempre nella popolazione italiana, che ha raggiunto una penetrazione di oltre il 57% tra gli individui di età superiore ai sei anni12. I servizi che Internet mette a disposizione di una così grande fetta di popolazione sono in continua evoluzione. Tali servizi nelle mani di un “pubblico attivo” quale è quello contemporaneo, diventano strumenti di produzione culturale che si esprimono in maniera evidente nelle comunità di fan.

La teorizzazione di Ferdinand Tönnies13 intitolata Gemeinschaft und Gesellschaft14 può aiutarci a rendere più chiaro come queste comunità agiscano e siano differenziate dalle forme di aggregazione sociale tradizionali della società moderna. “Per Gemeinshaft si intende un’organizzazione in cui le persone sono strettamente legate le une alle altre dalla tradizione, […] o da qualche altro fattore socialmente coesivo”15, mentre la Gesellschaft indica un tipo di comunità che basa le proprie relazioni sociali sul contratto, intendendo per contratto un rapporto formale, “un accordo raggiunto razionalmente […], in cui le due parti si impegnano reciprocamente a rispettare obblighi specifici […].” 16

Ognuno di noi di fronte a tali definizioni vede bene a quale delle due la società contemporanea aderisca maggiormente. Le comunità di fan invece tendono a una preponderante somiglianza con la Gemeinschaft in cui la coesione dei membri del gruppo è garantita dall’interesse e dalla ricezione e interpretazione di uno stesso oggetto che in questo caso diventa un oggetto di culto.

Senza voler mettere, in questo momento, troppa carne sul fuoco mi limiterò a precisare quello che in Le nuove forme della serialità televisiva Veronica Innocenti e Guglielmo Pescatore dicono con estrema chiarezza: “Nelle trasmissioni di culto quello che conta in definitiva è la forma della fruizione”17 .Addentrarci nella natura dell’oggetto cultuale e in particolare in ciò o in chi lo renda tale18 non è il tema che qui tratteremo. Diremo solo che (con tutto il margine di ambiguità che una tale definizione comporta) un oggetto di culto è quell’oggetto che gode di particolari forme di fruizione e consumo (intense, appassionate, appunto di fandom).

Le forme di fruizione di tali oggetti, e introduciamo per chiarezza lo specifico termine di questa trattazione: il prodotto televisivo In Treatment, sono legate quindi alla reperibilità dell’oggetto stesso.

Il valore della diffusione di Internet e la possibilità che offre di travalicare i confini nazionali ha un grandissimo peso nelle modalità di fruizione delle serie televisive americane per il pubblico, e specificamente per le comunità di fan, delle altre nazioni. Così la visione di una puntata di una particolare serie tv andata in onda il 3 di aprile negli Stati Uniti può essere vista il 4 di aprile da un fan italiano a Bologna, completa di sottotitoli e spogliata di pubblicità e messaggi promozionali che normalmente ne interromperebbero la visione in diretta. Tutto grazie alla collaborazione dei fan, alla cultura partecipativa e all’intelligenza collettiva. Questi ultimi due elementi sono punti fondamentali della questione di cui parleremo più avanti. Quello che mi preme precisare ora è che la visione della puntata trasmessa negli USA il 3 aprile era prevista dalla casa distributrice sul mercato italiano il 22 di settembre dello stesso anno. La possibilità di vedere quella prima puntata della serie a distanza di un giorno e di oltre settemila chilometri va’ contro la legge? Quella puntata sarebbe stata visibile “in live streaming” 19(cioè in diretta sul web) per un cittadino di qualunque paese del mondo dotato di connessione a banda larga. Il solo fatto di vederla con comodità nel momento in cui lo sceglie il fruitore costituisce di per se reato?

Diverse condizione hanno permesso al fan italiano la visione sul suo computer nell’orario che riteneva più opportuno. In primo luogo una comunità di fan si è occupata di registrare l’episodio andato in onda sulla rete HBO. Poi quello stesso episodio è stato “compresso” in un formato compatibile con la possibilità di scaricarlo in breve tempo. Dopo ancora è stato reso disponibile su software di file-sharing o su portali di condivisione di clip in streaming come il celebre www.youtube.com . Successivamente (o contemporaneamente a seconda delle occasioni) gruppi diversi di fan hanno tradotto l’intera puntata e prodotto i sottotitoli da “agganciare” (in gergo “muxare”)20 file audio/video messo in condivisione con gli altri internauti. Infine i sottotitoli e il video sono stati incollati l’uno all’altro per la gioia dei fan con meno competenze tecniche che non sanno come attivare i sottotitoli sul loro lettore multimediale.

Una vera e propria catena di montaggio in pieno stile fordista che trascende le leggi sulla proprietà intellettuale per ricompensare tutti gli accaniti fan della serie con una prima visione confezionata apposta per loro.

1.2 Aspetto legale

Le domande che ho posto sopra e che mettono in luce il fattore “comodità” sembrano tendenziosamente formulate per fornire un giudizio a priori.

Cercherò di rendere esplicito il percorso che ha portato alla luce il fattore “comodità”. Per farlo è necessario rivolgerci nuovamente a L.Lessig, e in particolare alla definizione di fair use che egli da’ nel suo Cultura libera.

E’ noto che Lessig, studioso che lavora principalmente in ambito americano, abbia formulato le sue teorie a partire dalla legislazione Statunitense con ampi riferimenti al Copyright Act 21. Il tema che in questo discorso ci interessa è quello relativo al fair use, per ora tralasciando tutti i complessi riferimenti che può avere con le istanze di creazione, per concentrarci sul suo valore ad ampio raggio e perciò molto ambiguo. Il fair use (che italianizzato suonerebbe “uso legittimo”) è una clausola legislativa che prevede l’utilizzo di materiale protetto (coperto dai diritti d’autore) in alcuni ambiti quali la divulgazione scientifica, scolastica, critica, di informazione o simili. Tale norma non era ancora presente nella legislazione italiana all’altezza cronologica in cui Lessig pubblicava il suo libro (febbraio 2005).

La legge italiana che si occupa della “protezione del diritto d’autore e di altri diritti connessi al suo esercizio” (LEGGE 22 aprile 1941 n.633) però aggiornata al 31 dicembre 2006 reca un’importante implementazione dell’ articolo 70 al comma 1:

Art. 70

1. Il riassunto, la citazione o la riproduzione di brani o di parti di opera e la loro comunicazione al pubblico sono liberi se effettuati per uso di critica o di discussione, nei limiti giustificati da tali fini e purché non costituiscano concorrenza all’utilizzazione economica dell’opera; se effettuati a fini di insegnamento o di ricerca scientifica l’utilizzo deve inoltre avvenire per finalità illustrative e per fini non commerciali.

“Riproduzione di brani o di parti di opera […] per uso di critica o di discussione”. Chi può stabilire che i gruppi di fan che partecipano ad appositi forum di “discussione” non costituiscano l’eccezione menzionata nella legge? Chi può negare che l’esercizio di recensione che i fan sperimentano di continuo sui blog dedicati alle loro serie preferite si configuri come esercizio di “critica”?

Vedete comunque quanto il confine di tale legge sia labile e che come, guardati da vicino, i suoi confini tendano a diventare sempre meno netti, come quando zoomiamo sui contorni di una fotografia di bassa risoluzione. Ecco, il punto è proprio questo: le leggi che tentano di regolamentare le comunità che si servono di internet appaiono molto sfumate quando devono essere applicate nella pratica, e ancor più labile è la loro concretezza quando queste leggi si occupano di un campo già di per se complicatissimo e dall’equilibrio instabile come quello dei diritti d’autore nell’era di internet.

Di contro è bene anche notare come l’articolo in questione tenda a porre il limite nella non costituzione di “concorrenza all’utilizzazione economica dell’opera” dove questo può essere inteso per esempio come sottrazione di profitti all’emittente che aveva programmato la trasmissione di un dato prodotto che però è stato fruito da una buona parte di pubblico tramite internet. Nel caso specifico di In Treatment, la piattaforma satellitare a pagamento Sky tv aveva programmato la trasmissione della serie nella stagione autunnale del 2008. Gran parte delle persone che costituiscono lo zoccolo duro dei fenomeni di fandom hanno però goduto della serie tv tramite la rete (per esempio scaricando le puntate condivise in peer-to-peer o visionandole su youtube) non dovendosi perciò abbonare alla pay-tv che di conseguenza non ne ha incassato i profitti derivanti dall’abbonamento.

Nel “Capo III – Difese e sanzioni giudiziarie, Sezione II” relativamente all’articolo 171-ter viene invece messo in evidenza il particolare “a fini di lucro” che riguarda l’ambito commerciale e la possibilità di guadagnare sulle opere altrui, con specifica al comma 2 a-bis prontamente redatto per chi viola la legge in ambito telematico.

Art. 171-ter

1. È punito, se il fatto [riproduzione o diffusione di contenuti coperti dal diritto d’autore] è commesso per uso non personale, con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da euro 2.582 a euro 15.493 chiunque a fini di lucro (corsivo mio):
a) abusivamente duplica, riproduce, trasmette o diffonde in pubblico con qualsiasi procedimento, in tutto o in parte, un’opera dell’ingegno destinata al circuito televisivo, cinematografico, della vendita o del noleggio, dischi, nastri o supporti analoghi […], cinematografiche o audiovisive assimilate o sequenze di immagini in movimento;

[…].

2. È punito con la reclusione da uno a quattro anni e con la multa da da euro 2.582 a euro 15.493 chiunque:

a) riproduce, duplica, trasmette o diffonde abusivamente, vende […] oltre cinquanta copie o esemplari di opere tutelate dal diritto d’autore e da diritti connessi;
a-bis) in violazione dell’art.16
22, a fini di lucro, comunica al pubblico immettendola in un sistema di reti telematiche, […] un’opera dell’ingegno protetta dal diritto d’autore, o parte di essa.

La legge sopra riportata evidenzia bene come il problema dell’illecito guadagno sulle opere altrui sia fondamentale e che le sanzioni applicate a un comportamento volto a lucrare su ciò che non ci appartiene siano piuttosto pesanti in quanto prevedono pene sia in ambito civile che in quello penale.

1.3 Media, leggi e monopoli

La diffusione degli audiovisivi non a fini di lucro costituisce però una zona grigia che la legge non riesce a coprire completamente e che la tecnologia rende possibile grazie alla collaborazione delle comunità di appassionati e dei fenomeni di intelligenza collettiva. Questa zona in cui oggi si trovano ad essere diffusi in particolare i film e le serie televisive appare come un limbo: un luogo in cui ciò che avviene non è né del tutto legale, né del tutto illegale, e che avviene grazie alla costituzione di una forza di aggregazione che trascende la normale comunità tradizionale in cui le leggi fisiche che fino a qualche anno fa rendevano impossibile un fenomeno del genere oggi di contro rappresentano un orizzonte sempre più ampio e profondo.

Le istituzione preposte alla regolamentazione di tale ambito votate alla lotta contro la pirateria si appellano a una non meglio specificata crisi dell’industria dei media che non è però supportata dai dati delle reali ricerche statistiche.

Per quanto riguarda l’ambito italiano23, la fotografia dei mercati dei media e della comunicazione in Italia (aggiornata al 2007) mostra semmai una crescita costante dal 1997 (anno in cui cominciò il declino delle case discografiche in tutto il mondo attribuito alla diffusione su larga scala della pirateria) al 2006.

Prendendo in analisi i dati del mercato degli audiovisivi questo comparto mostra come il cinema mantenga un fatturato costante (che risente delle sorti alterne dei finanziamenti pubblici). Evidentemente la gente non si è disaffezionata al grande schermo.

Il grafico sotto riportato presenta anche una situazione positiva della televisione pubblica con costanti entrate provenienti dal canone Rai, senza tenere in considerazione anche l’enorme introito derivato dal mercato pubblicitario di cui la tv pubblica italiana si fregia con onore e senza vergogna, ma questo è un altro argomento che meriterebbe una trattazione a se.

I dati che però interessano in particolare il campo trattato da questa tesi mostrano due mercati in costante crescita. L’home video e la pay-tv sono mercati che si intrecciano ed è piuttosto evidente che chi spende decine di euro al mese per una pay-tv di cinema probabilmente rinuncia a qualche noleggio o acquisto. Lo scaricamento illegale, o al limite della legalità, dei film e delle serie televisive a giudicare dai dati a nostra disposizione non ha inficiato sul guadagno dei monopolī del settore ma ha semmai contribuito a una diffusione culturale capillare senza causare una decrescita del mercato.

Incassi del settore audiovisivo (in milioni di euro) in Italia dal 1997 al 200624

Il diritto d’autore si configura legalmente come un monopolio. Blindare i contenuti multimediali in rete con associazioni tra lobby e politica, alla luce di quanto visto, può significare soltanto una cosciente intensificazione dell’oligopolio (fortemente presente in Italia) agendo su principi di ipocrisia dichiarata, come protezioni dei diritti degli autori, che invece chiudono il mercato e permettono la tirannia delle major senza possibilità di essere contrastate.

Per un legislatore opporsi alle richieste delle major non è salutare, così come per un governo è conveniente mantenere la trasmissione dell’informazione un’esclusiva dei canali monodirezionali per un controllo efficace dell’opinione pubblica.

Questa breve digressione è necessaria per cercare di comprendere le ragioni a fondamento di un inasprimento legislativo nei confronti di chi con la rete contribuisce alla diffusione di una cultura libera e non accetta di farsi schiacciare dai giganti del settore.

Per concludere questo fuori tema diamo uno sguardo ad un esempio chiarificatore di quanto detto sul sistema mediatico oligarchico italiano.

Da un’analisi dei dati riportati dalla Fondazione Rosselli25 è facile notare come i nomi più ricorrenti siano molto pochi nel panorama italiano, e come le quattro grandi società non si limitino al dominio di un solo mercato ma tendano piuttosto ad allungare i propri tentacoli in tutte le direzioni: RCS MediaGroup, RAI, Gruppo Editoriale L’Espresso e Fininvest S.p.A.

E’ di pubblico dominio quali siano gli interessi di queste società e in che misura il legame con la politica connoti questi gruppi.

La distribuzione della cultura è, e si fa di tutto perché rimanga, nelle mani degli oligarchi che come si è visto non hanno subito perdite dall’esercizio di diffusione della cultura, sottoforma in questo caso di distribuzione di prodotti multimediali. La questione è in continuo cambiamento tanto che solo pochi mesi fa, in data 15 settembre 2008 è stato istituito presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri d’intesa con il Ministero per i Beni e le Attività Culturali un “Comitato tecnico contro la pirateria digitale e multimediale” con lo scopo di arginare il fenomeno della pirateria senza tenere conto che tale fenomeno rappresenta solo un piccola fetta della più complessa problematica della regolamentazione del mercato culturale digitale e multimediale. Il 14 gennaio 2009 il Comitato ha dichiarato di voler varare le normative di regolamentazione entro sessanta giorni da tale data ricevendo le più aspre critiche dai giornalisti indipendenti, dagli esponenti della scena culturale italiana e dalle associazioni di consumatori che non sono stati inclusi all’interno del comitato ma nemmeno interpellati per la redazione di una regolamentazione talmente complessa da sembrare impossibile in un così breve arco di tempo.

Su quindici componenti il comitato comprende tredici rappresentati delle istituzioni e solo due esperti del settore.

Come recita il DPCM26 dell’ 8 dicembre 2008, art. 2, punto l:27

Art. 2

(Composizione del Comitato)

Il Comitato è composto:

[…]

l) da due esperti del settore, nominati dal Presidente del Consiglio dei Ministri d’intesa con il Ministro per i Beni e le Attività Culturali.

Gli unici due esperti che faranno parte di tale comitato per la lotta alla pirateria che dovrà regolamentare la libera diffusione dei contenuti sulla rete saranno perciò nominati personalmente dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi in accordo con il Ministro Sandro Bondi.

Alla luce di questi fatti quella zona grigia che ho chiamato “limbo degli audiovisivi”, nel mese di marzo 2009 potrebbe essere diventata una zona nera in cui i diritti d’autore paiono posti in cima ad una scala in cui gradini più bassi sono invece occupati dagli altri diritti e libertà fondamentali del cittadino come l’accesso all’informazione e all’utilizzo delle risorse informatiche e telematiche.

Con buona pace di chi vede internet come causa di fenomeni che tendono a minare l’equilibrio del mercato mondiale dobbiamo affermare che le fan community rappresentano ancora delle isole felici e che sarebbe auspicabile una diffusione estremamente maggiore.

2 Digital divide e intelligenza collettiva

Il digital divide indica una distanza tra chi ha l’accesso e sa usare queste nuove risorse e chi no. L’impossibilità di accedere materialmente agli strumenti necessari (il computer o il collegamento a banda larga) è quella che le istituzioni italiane responsabili dello sviluppo di questo paese ritengono sia il punto di fondamentale importanza per sconfiggere il digital divide.

L’accesso alla tecnologia è naturalmente fondamentale ma fornire un’automobile a tutti non significa creare un popolo di piloti. Neanche di automobilisti. Semplicemente un popolo di possessori di auto che piuttosto che sfruttare tutta la potenza del motore si limitano ad attivare il tergicristallo od abbassare i finestrini (meglio se a manovella).

Le iniziative attivate sul territorio italiano dal maggio 2006 al febbraio 2008 mostrano la totale miopia delle amministrazioni che ignorando la formazione dei cittadini pare sostengano esista la capacità innata di padroneggiare gli strumenti digitali con il solo contatto.

Il sito del “Ministero delle telecomunicazioni” che in quest’occasione si comporta come il “Ministero della fornitura dei materiali necessari alle telecomunicazioni” pubblica in data 01 febbraio 2008 la “Strategia […] nella lotta al Digital Divide”28 la cui ristrettezza è chiaramente esplicitata nei tre punti che riassumono l’intervento:

  • Istituzione del “Comitato per la diffusione della banda larga” il 20 dicembre 2006 […] per monitorare interventi per la banda larga.

  • Adozione delle linee guida per la pianificazione territoriale relativa alla realizzazione delle reti in banda larga […].

  • Attività diretta attraverso Infratel Italia29

Fornire le infrastrutture adatte sembra sufficiente a sconfiggere il digital divide. Ben lungi dall’essere un provvedimento superfluo (lo stesso documento esordisce denunciando che il 10% della popolazione non ha accesso alla banda larga) è di carattere comunque secondario quando non si è fornita una formazione al restante 90% della popolazione che invece ha accesso a tali tecnologie.

Dico questo perché le comunità online in cui i membri mettono a disposizione le loro conoscenze per dare vita ai fenomeni di intelligenza collettiva sono riservati soltanto a chi ha ovviamente la preliminare capacità di condividere tali conoscenze secondo questi nuovi canali di non immediata intuizione. In Cultura convergente di Henry Jenkins l’intelligenza collettiva è definita come la “capacità delle comunità virtuali di far leva sulla competenza combinata dei loro membri. Quel che non possiamo sapere o fare da soli, possiamo essere in grado di fare collettivamente”30. Chiarissimo. Da solo non posso sottotitolare una puntata di In Treatment perché non ho la capacità di tradurre dall’inglese all’italiano, ma so come usare un formattatore di testi per impaginare i caratteri dei sottotitoli nella dimensione giusta. Un altro componente del gruppo trasformerà poi la mia sottotitolazione, tradotta da un bilingue appassionato di questa serie, in un file .srt (estensione dei file di sottotitoli per certi tipi di file video e lettori multimediali). Ecco che i sottotitoli sono a disposizione, in maniera assolutamente gratuita, di chi non parla inglese e che per vedere la serie che tanto lo incuriosisce avrebbe dovuto attendere la messa in onda completa di doppiaggio (talvolta scadente) nel suo paese.

2.1 L’ordinamento delle comunità online: Itasa

Ogni community ha le sue regole che i componenti sono tenuti ad osservare. Gli “::Italian Subs Addicted::”, meglio conosciuti come “Itasa” sono un gruppo di cosiddetti fansubbers31 nato spontaneamente in rete per venire incontro a tutti i fan di serie televisive che iniziando a guardare le fiction sulla tv generalista italiana (o sulla pay-tv) “non riuscivano” ad attendere la programmazione dei palinsesti delle stesse reti. Il mercato delle serie tv è risaputo che sia dominato dagli Stati Uniti la cui programmazione precede di mesi, se non anni, quella dei paesi stranieri che acquistano i diritti delle serie USA per la trasmissione in patria. Chi si appassiona alla prima serie di un telefilm ha ora la possibilità di seguire anche le stagioni successive a quella che ha già visto doppiata in italiano a patto (o a seconda del punto di vista “a costo”) di ascoltarla in lingua originale corredata di sottotitoli.

Il caso di In Treatment è diverso da questo esempio in quanto l’attività di spoiling32 nei forum fornisce anticipazioni anche sulle produzioni che non sono ancora andate in onda negli USA. I cittadini di altri paesi si ritrovano così ad attendere insieme a quelli statunitensi l’uscita delle serie tv che non sono ancora neanche passate al vaglio del privilegiato pubblico americano. Di In Treatment infatti, ad oggi è andata in onda la sola prima stagione che la maggior parte dei frequentatori dei forum dedicati alle novità che l’America promette, ha conosciuto a prescindere dalla nazione in cui fisicamente abita. La “Itasa” ha inserito, per così dire, in catalogo, la sottotitolazione di questa novità.

Il gruppo degli “Italian Subs Addicted” nato nel 2005 ha avuto un seguito sempre maggiore toccando i quarantamila iscritti al loro sito33 nel 2007 fino ad arrivare agli attuali centoventicinquemila nel febbraio 2009. Coloro che usufruiscono del servizio offerto da questi fansubbers è presumibile siano in numero nettamente superiore in quanto la maggior parte delle persone si avvale del loro lavoro senza però entrare a far parte della comunità virtuale. Il gruppo che costituisce il nucleo di “Itasa” è formato da circa duecentocinquanta persone di qualunque età, estrazione sociale, regione, il cui unico fattore unificante è la passione per le serie tv e la voglia di condividerle con gli altri.

All’interno del gruppo vige comunque una gerarchia. Per quanto la community possa essere democratica non tende all’anarchia bensì all’ordine.

Il grado più alto è occupato dai sei amministratori, o nel gergo della community gli admins che hanno fondato il gruppo e per “diritto di nascita” gestiscono il sito e tutta l’attività di coordinazione e hanno diritto di veto su tutte le decisioni più importanti che riguardano la politica della comunità (come la decisione di espandere l’attività di traduzione anche ai film, o ai manga giapponesi, o attivare un gemellaggio con una web tv). I gradini inferiori invece sono occupati da chi si è guadagnato i gradi sul campo. Ovvero come in una ideale meritocrazia chi svolge bene il proprio lavoro ottiene riconoscimenti mentre chi dimostra di non impegnarsi o di non essere gradito dalla comunità ne paga il prezzo. Lo strumento per tale gestione del merito, all’interno di Itasa, sono quelli che loro chiamano “punti Karma” ovvero voti positivi o negativi che vengono collezionati dai responsabili di un lavoro (in questo caso di una traduzione o di una sincronizzazione). Per entrare a far parte dello staff che si occupa della produzione dei sottotitoli è necessario superare un test di abilità, aperto a tutti, tramite il quale vengono verificate le capacità del candidato che offre il suo lavoro e il suo tempo gratuitamente come ben specificato dalla premessa e dal primo punto del regolamento che la community si è data:

Questa comunita’ non ha scopo di lucro, diretto o indiretto.

– I contenuti offerti dal portale ITA-SA sono interamente gratuiti, redatti con la massima cura e diligenza, e sottoposti a controllo da parte di coloro che collaborano al portale.34

Superato il test si acquisisce il titolo di “traduttore junior” per diventare “traduttore definitivo” dopo la necessaria esperienza e dopo essersi dimostrati affidabili e fedeli alla comunità (cioè aver rispettato tutte le convenzioni sociali di questo microcosmo). Il grado più alto a cui si può infine aspirare è quello di senior, ovvero un utente ormai esperto in grado di ricoprire ruoli di responsabilità quale quello del revisore.

L’organizzazione del lavoro che porta dalla puntata in lingua originale a quella completa di sottotitoli è programmata in maniera impeccabile.

A ciascun partecipante al momento dell’adesione al gruppo sarà affidata una determinata serie: nessuno si occupa di tutto. Una suddivisione dei compiti e necessaria: gli admins e i senior sono i coordinatori di tale distribuzione di compiti.

Un gruppo di traduzione è di norma composto da sei membri. Cinque traduttori junior o definitivi e un senior con qualità di revisore. Quest’ultimo si occupa di unificare, correggere e dare un’unità al tutto. Controlla anche la qualità della traduzione. La persona con più esperienza all’interno della comunità è quindi responsabile del completamento del lavoro.

Il terzo episodio della prima (e per adesso unica) stagione di In Treatment è stato tradotto da un team di sei persone composto da quattro traduttori junior e due senior.

Rafeli83, Morgan, devilmac, serecea, sono i nickname dei quattro membri meno esperti, che compaiono durante la sigla di apertura della puntata come dei veri e propri titoli di testa. Si sono occupati della traduzione e della sincronizzazione. L’episodio “Sophie: week one”35 consiste in un colloquio a due tra lo psicanalista e la sua paziente. La traduzione eseguita da quattro persone diverse tende a spersonalizzare la parlata di un personaggio, o quantomeno non ha quell’unità stilistica che avrebbe se le battute di un personaggio fossero tradotte sempre dalla stessa persona. Illbe e N@dine sono i due senior che hanno la responsabilità di dare un’unità al tutto. Trovano il modo migliore di far combaciare la traduzione con la personalità di un personaggio e correggono gli eventuali errori. I quattro junior come segnalato in apertura d’episodio sono anche i responsabili del “Synchovvero del lavoro di sincronizzazione del file di testo in modo che risulti perfetto con i dialoghi a video, cioè quando un attore recita la battuta, il sottotitolo corrispondente deve essere sincronizzato tramite questa operazione lunga e per certi versi noiosa. Ma ogni membro che lavora in questa comunità virtuale rispetta gli impegni presi sacrificando tempo e spesso anche denaro (mantenere un sito di proporzioni simili a quello di www.italiansubs.net implica l’affitto di un server dedicato).

La loro fedeltà e diligenza non è regolata da un deterrente come un contratto che prevede pene pecuniarie o peggiori. Il loro impegno si fonda sulla lealtà tra i membri di una comunità Gemeinschaft (cfr 1.1).

Il loro lavoro è quindi consistito nel fare un softsub ovvero creare un file di testo che viene salvato separatamente dal file del video sorgente. Il file video che contiene il terzo episodio di In Treatment non ha subito nessuna modifica: con un apposito programma36 è stato creato un file di sottotitolo legato dinamicamente all’esecuzione del file sorgente (in questo caso il file video chiamato “1×03 – Sophie week one.mpeg”). Il sottotitolo può essere quindi modificato o disabilitato a piacere. La comunità online dei fansubbers di Itasa si limita quindi a creare e mettere a disposizione del download solo il file dei sottotitoli contrariamente a quanto avviene con gli hardsub in cui il file di sottotitolo viene fuso con l’audio/video in un file contenitore come gli .avi, gli .mkv, gli .asf, o i .mov. I subs37 in questo modo non sono eliminabili o modificabili. L’immagine del video ne risulta inevitabilmente compromessa.

L’hardsub interviene dunque a modificare un prodotto audio/video protetto da diritti d’autore mentre il softsub è un elemento che si riferisce a tale prodotto senza però modificarlo.

E’ una differenza fondamentale che gli admins di Itasa ci tengono a precisare nel loro stesso sito e in occasione delle numerose interviste, che con l’aumentare della fama inevitabilmente hanno rilasciato, che quello che forniscono “è semplicemente un file di testo, sul nostro sito non si possono scaricare i video delle puntate”38.

2.2 Partecipazione, controllo e ipocrisia

Il tema del rispetto della legge è ovviamente molto sentito all’interno di queste comunità che non agiscono con lo scopo di frodare le grandi società distributrici di contenuti. Allo stesso tempo una convergenza tra hardsub e softsub è spesso inevitabile tant’è che su uno dei più popolari software peer-to-peer, ovvero emule39, le puntate di In Treatment sottotitolate in italiano sono scaricabili proprio con i subs prodotti da Itasa hardsubbati (cioè con i sottotitoli incollati sul video) da un altro componente del gruppo. Frabrujita è il nickname che compare nei titoli di coda inseriti dai fansubbers con la didascalia:“subs added to video by Frabrujita” (sottotitoli aggiunti al video da F.)

Sebbene i softsubs non agiscano modificando direttamente il contenuto del file audiovisivo di riferimento ci sono associazioni che ritengono siano comunque illegali.

Secondo una dichiarazione della FAPAV (Federazione Anti-Pirateria AudioVisiva) infatti anche i softsubs violano le leggi del copyright: “Essendo una traduzione della sceneggiatura stessa, quest’attività richiede il consenso del produttore della serie”40.

Tale federazione, che rappresenta tra le altre ANICA41, RAI, Mediaset, Sky tv e l’ AGIS42 nella homepage del suo sito43 dichiara il suo intento di:

[…] agire con ogni mezzo legittimo contro la pirateria in tutte le sue forme. L’impegno della Federazione si concretizza principalmente in azioni di prevenzione che vengono attuate attraverso attività di comunicazione, informazione e coordinamento con gli operatori di settore ed il pubblico in generale per evidenziare la portata del fenomeno della pirateria e gli effetti di ingiustizia sociale che esso provoca. Vengono in tal senso sottolineati il finanziamento illecito e lo sviluppo delle organizzazioni criminali e dell’evasione fiscale, con un contestuale e progressivo indebolimento del settore cinematografico.

Vediamo che la dichiarazione programmatica altisonante di combattere con ogni mezzo la pirateria in realtà mira a sgominare le bande criminali. Il “progressivo indebolimento del settore cinematografico” potrebbe apparire una buona giustificazione agli occhi dei meno informati. Ma dopo quanto osservato in 1.3 tale dichiarazione d’intenti forse altro non è che una copertura per cercare di difendere i diritti dei propri partner. E’ interessante notare come tra gli “effetti di ingiustizia sociale” la Fapav individui il millantato indebolimento del settore cinema, e che spacci quindi sotto l’etichetta di “ingiustizia sociale” il (supposto) minore introito dei suoi assistiti o, come precisa nella magistrale homepage, associati. Il ragionamento fila: meno soldi per i miei partner uguale ingiustizia sociale. Ma anche “il finanziamento illecito e lo sviluppo delle organizzazioni criminali” è un capolavoro di ingegno. Anzi è un’opera dell’ingegno e citandola quasi integralmente in questa tesi (sebbene lo faccia a scopo critico e didattico) corro il rischio di infrangere una di quelle leggi che la federazione paladina delle ingiustizie sociali difende. Quanto all’evasione fiscale è superfluo evidenziare che tra gli associati della Fapav figuri anche Mediaset.

Naturalmente il sito si rivolge anche agli utenti che non fanno parte delle lobby che la federazione rappresenta. Nell’area “multimedia” all’interno del menù “creatività” la Fapav pubblica tutti i video che gli internauti sono esortati a inviare tramite l’accattivante link “scrivici”.

Il titolo di questa pagina recita:

Multimedia

In questa pagina potete trovare dei contenuti multimediali che analizzano simpaticamente il tema della pirateria

Un unico video è presente in questa pagina. Un filmato di qualità infima (non mi riferisco solo alla mera risoluzione video) vi campeggia solitario. Gli internauti non hanno apprezzato l’invito? O non se la sono sentiti di mettersi in competizione con un video simpatico dopo quanto letto nella homepage? O forse per tutto il popolo di internet la questione della pirateria è una cosa che va trattata nei modi e nei luoghi veramente liberi e adibiti a una cultura pienamente partecipativa, come per esempio www.youtube.com in cui ognuno può dire il proprio punto di vista.

Le associazioni come la Fapav non fanno distinzione tra fan community e organizzazioni criminali. Dichiarare di voler perseguire legalmente il gruppo di “Italian subs addicted” perché tradurre la sceneggiatura di una serie tv è pirateria è indice nel migliore dei casi di chiusura mentale ma più spesso indica un’ipocrisia che tende a schiacciare i movimenti di cultura libera che provengono dal basso per lasciare invariati gli equilibri di produzione e diffusione dei prodotti culturali in mano alle grandi lobby.

3 Convergenza culturale

Il gruppo di Itasa non ha ancora dovuto confrontarsi sul piano legale. Auspichiamo che non abbia ad avere tale occasione neanche in futuro. Anzi il loro lavoro ha avuto talmente tanto successo da proiettarli (dopo circa 4 anni) in collaborazioni con festival e rassegne cinematografiche44, organizzazioni presenti sul mercato tradizionale (Mtv Italia) e altri più aderenti allo spirito della cultura libera in internet (www.qoob.tv).

www.italiansubs.net si è espanso di pari passo con la sua fama in questi quattro anni di “lavoro per la rete” raccogliendo oltre centomila fan (cfr 2.1) che discutono, criticano, e soprattutto creano. Le creazioni dei fan, la fan culture e la sua espressione creativa, trovano quindi nella rete, e in particolare nei luoghi virtuali che riuniscono migliaia di loro, proprio come italiansubs, un canale di distribuzione che garantisce una enorme diffusione e un feedback da parte degli altri utenti. Non solo. Chiunque può esprimere il proprio parere e avviare una discussione su ciò che maggiormente lo interessa. In Treatment, sebbene all’interno di italiansubs.net sia considerata una serie secondaria in quanto classificata come junior (è un prodotto giovane che può offrire una sola stagione), può vantare all’interno del forum dedicato oltre sessanta stanze (in gergo rooms) di discussione che toccano gli argomenti più svariati. Si va dai commenti che i fan si scambiano su un particolare episodio, alle discussioni riguardanti l’etica professionale di un terapista; dai sondaggi in cui ci si confronta su quale sia la seduta settimanale più apprezzata dalla community, alla pubblicazione delle creazioni, come immagini, avatar e desktop tratti dalla serie. Si va dalle critiche dei fan della critica ufficiale ai complimenti per chi ha lavorato alla traduzione. Il web diventa così un spazio partecipativo che comprende anche approcci non autorizzati verso i contenuti (come la modifica di un’immagine di Paul – il protagonista – per ricavarne un desktop originale).

L’industria culturale si trova in questo modo a dover affrontare una produzione di contenuti che prima dell’era di internet (e della cultura partecipativa che con quella negoziazione che citavo in 1.1 ha dato vita a tali fenomeni) non costituiva un problema perché di carattere esclusivamente privato. Erano produzioni alternative (e lo sono tuttora). Ma non concernevano l’ambito pubblico che i media mainstream si sono abituati a considerare una loro prerogativa. E’ solo una questione di abitudine quella delle major che credono di essere responsabili della cultura di massa. E’ una convinzione che deriva da caratteri di ordine pratico che grazie al web sono scomparsi. E’ difficile comprendere un cambiamento talmente vasto e profondo per quei pochi che credono di esseri i custodi della produzione culturale per il pubblico. O forse è più difficile rinunciare a tutti i benefici che traggono dal controllo culturale.

3.1 Un esempio di creatività grassroots: In Treatment e la cultura partecipativa

La convergenza della cultura popolare su un medium di massa come la rete ha riproposto un ritorno di quella cultura, che H.Jenkins indica come grassroots45, cioè proveniente dal basso (il pubblico) e non dall’alto (imprese dei vecchi media), che offre una valida alternativa ai contenuti tradizionali che, ripeto, prima dell’avvento dell’era digitale e di internet non avevano conosciuto concorrenza.

I modi in cui i fan esibiscono la propria creatività sono innumerevoli e in continua evoluzione. Uno dei più diffusi è il fenomeno delle fan fiction che indica quella pratica che i fan adottano inventando nuove racconti che prendono spunto da personaggi o storie esistenti. Spesso vede i personaggi di un film, una serie tv, un videogioco, o altro, come protagonisti di nuove storie inventate dagli appassionati che amano prolungare la vita dei loro beniamini.

3.1.1 Fan fiction e dimensione sociale

Mettere alla prova un personaggio, che è particolarmente piaciuto in una serie, in condizioni diverse da quelle in cui siamo abituati a vederlo. Moltiplicare le sfaccettature del protagonista del nostro film preferito allargando l’orizzonte del mondo in cui agisce. Sono solo alcune delle motivazioni che spingono un fan ad abbracciare la pratica della fan fiction. Un’altra motivazione è quella di un fan il cui nickname è anche il titolo del suo sito personale: TouchedByThPoet46. Touched47 ha creato il suo sito in onore dell’attore Gabriel Byrne che interpreta Paul Weston in In Treatment. Paul (terapista che per tutta la stagione si confronta con quattro casi diversi, oltre che con se stesso, in occasione delle sedute con la sua analista) è il protagonista assoluto della serie tv e a buon diritto un sito dedicato a Gabriel Byrne è anche un sito dedicato a In Treatment, in un mondo in cui i fan tendono a far entrare nel loro luogo di culto solo quel che ritengono degno di tale venerazione. L’esempio di fan fiction di Touched riguarda la pubblicazione della sceneggiatura di due ulteriori puntate della serie. La prima stagione termina dopo quarantatre episodi ma TouchedByThPoet motiva la scrittura di “My IT Episode 44”48e 45 come: “risposta alla deludente conclusione del quarantatreesimo episodio”49. Non essendo quindi soddisfatto di come la produzione ha fatto concludere la stagione Touched ha pensato bene di pubblicare un finale che gli andasse a genio in cui immagina di trovarsi nello studio in cui si svolgono quasi tutte le riprese di In Treatment proprio come avviene ai “veri” personaggi. Nella sua creazione il fan dimostra di voler rispettare il carattere del protagonista. Lo fa parlare proprio come quel Paul che è abituato a vedere: usa le stesse espressioni, dimostra interesse per i dettagli, utilizza persino lo schema di analisi terapeutica che adopera negli episodi originali. TouchedByThPoet però introduce la sua cifra personale trattando argomenti che non sarebbero potuti apparire in un prodotto per il grande pubblico: alieni e castrazione50. Assume un tono fortemente demenziale che può piacere solo a una ristretta minoranza. Un tale prodotto di nicchia trova però una diffusione mondiale e il solo fatto che lo stia portando come esempio in questa stessa tesi ne è già una prova sufficiente. Il colloquio prosegue e Touched, che non è fan allo stesso modo di Gabriel Byrne e di Paul Weston, ne approfitta per demolire il personaggio fittizio a fronte di una dichiarazione delle qualità dell’attore. L’episodio si conclude con una frecciata alla casa di produzione HBO che lascia tutti i fan, così come Paul lascia i suoi pazienti, a risolversi i propri problemi da soli: “No, non c’è una prossima settimana, la HBO non ci h rinnovato il contratto, quindi dovrai lavorarci sopra da solo.”51. La ricezione di Touched si avvale quindi delle proprie esperienze che lo portano a trattare argomenti che nulla hanno a che vedere con la serie tv vera e propria. La chiusura dell’episodio numero 44 è indice soprattutto della dimensione sociale che differenzia il modo di ricezione dei fan da chi invece si limita a seguire la propria serie televisiva “da solo”, senza condividere le proprie impressioni, creazioni, o come in questo caso preoccupazioni e disappunti con il resto degli spettatori.

3.1.2 Blog, partecipazione e attivismo

Ci sono spazi che forniscono la possibilità di esprimersi sulle letture critiche dei comportamenti adottati dai personaggi delle serie televisive. La cultura partecipativa e la sua dimensione sociale tendono a manifestarsi anche tramite le interpretazioni più varie e più diverse di uno stesso oggetto. Ogni argomento ne viene sviscerato. Ogni punto viene dibattuto. Libero scambio e confronto di idee su larghissima scala.

Anche i media più tradizionali come i giornali, seppur nella loro forma moderna (ovvero le versioni web), hanno aperto i loro confini al pubblico attivo che non manca di fornire punti di vista interessanti su qualunque argomento.

Il blog del noto giornale statunitense Chicago Tribune52 accoglie decine di post (messaggi) dei lettori che intervengono sui più svariati temi.

In data 27 gennaio 2008 è stato pubblicato un articolo dal titolo “In Treatment 5 notti a settimana? Ecco perché potrebbe non essere una cattiva idea53. L’argomento, com’è facilmente comprensibile dal titolo, verte sulla distribuzione degli episodi della serie in onda cinque giorni a settimana dal lunedì al venerdì. La giornalista mette in luce i punti di forza di tale scelta per poi passare a una breve recensione della trasmissione. Il consiglio finale comunque è quello di guardare tre puntate una di seguito all’altra a causa della breve durata di ogni episodio (poco più di venti minuti) che lei definisce con un’espressione che rende bene l’idea: snack-sized54. Non tornerò qui sulla questione della comodità a cui ho già fatto riferimento nell’ 1.1, se non per precisare come In Treatment si qualifichi come il miglior rappresentante delle serie tv che vengono scaricate per diversi motivi55 e la cui diffusione avviene in quel limbo degli audiovisivi con la definizione del quale è iniziata questa trattazione.

Nel blog del Chicago Tribune, come commento all’articolo sopra citato, compaiono una gran quantità di messaggi di fan che intervengono sui diversi aspetti della serie tv. La cosa interessante è che in uno spazio angusto come quello dei post di un giornale, che ha trattato in maniera superficiale In Treatment, si sviluppi un intenso dibattito tra psicanalisti (veri, di professione, che non mancano di firmarsi specificando l’indirizzo del luogo di lavoro) che confrontano le proprie idee sull’attività lavorativa del dottor Paul Weston e sull’immagine che la serie tv dà della psicanalisi.

Nel raccontare fenomeni di fandom incontriamo naturalmente diversi gradi di intensità della fruizione; l’investimento emotivo del consumo mediale non è qualcosa di costante e di netto. Spesso però assomiglia ad una fede (tant’è vero che molti sono stati i parallelismi in questo senso che interpretano il culto dell’oggetto mediale alla stregua di un oggetto sacro). E come tale, chi non la possiede fa fatica a capirla. O peggio vi ironizza sopra col rischio di offendere un’intera comunità che agli occhi del “miscredente” appare ridicola. La cultura del fandom, prima degli anni novanta rappresentava quei fenomeni sotterranei i cui esponenti (i fan) erano visti come persone un po’ pazze, fuori dal mondo, e poco mature.

Sul blog del The New York Times56 la giornalista Virginia Heffernan nella rubrica “Il Medium. Il modo in cui ora guardiamo”57 dimostra di non essere esattamente la rappresentante più adatta dello spirito con cui oggi le persone si rapportano ai media. L’articolo pubblicato, dal titolo “In Treatment Activism” riproduce una lettera di una fan che si rivolge all’attore simbolo di In Treatment. Riporto le poche righe che V.Heffernan scrive come introduzione alla lettera di Stella (la fan) che ci mette in guardia dallo spavento:

Io ammiro l’attivismo dei fan, […]. Ora c’è un piccolo movimento – composto principalmente da donne – volto a incoraggiare il presumibilmente indeciso Gabriel Byrne a firmare di nuovo con la HBO e iniziare la prossima stagione dell’ipnotico show-terapia In Treatment.58

Tra i portavoce c’è Stella, la cui coscienziosa lettera [indirizzata] alle lavagne59 della HBO qui riproduco. Vale la pena visitare queste lavagne per avere una migliore comprensione dei rabbiosi60 devoti fan. A meno che non siate Gabriel Byrne, intendo, caso in cui ne sareste spaventati.61

Nella lettera Stella ringrazia G.Byrne per la creazione di un personaggio (il dottor Paul Weston) che per lei è diventato una persona reale nelle nove settimane in cui In Treatment è andato in onda. Chiede notizie sul futuro di Paul. Annuncia che “loro” (i fan) hanno bisogno di tale personaggio, di tale arte, e che solo lui (Gabriel Byrne) può darglielo (“.Only you can do it.”62). La lettera si conclude evidenziando il legame che Stella, e gli altri fan sentono con Gabriel Byrne:

Tu non mi conosci e io non conosco te. Eccetto per il fatto che penso di conoscerti. Molti altri sentono quello che sento io. Ed è questo il nodo della questione. Ci manca Paul Weston. E ci manchi tu. Per favore torna da lui e da noi.”63

Seguono i post degli altri fan che condividono il pensiero di Stella e rincarano la dose. Infatti Stella si è espressa a nome di tutti gli altri appassionati della serie. La lettera di un ammiratore per il proprio idolo non è certo una proprietà esclusiva della cultura partecipativa nel web. Ha radici ben più antiche. Il fatto che però gli altri membri della comunità chiamati in causa da Stella possano confermarne e sorreggerne le affermazioni mostra una coesione del gruppo di fan che prescinde naturalmente dalle barriere fisiche, come abbiamo già visto, e che li porta a interpretare e diffondere ogni nuovo stimolo. Così una casa di produzione che riceve un messaggio come quello che Stella ha inviato alla HBO, non ha solo il parere di un unico fan, che per quanto accanito non può influenzare le scelte di produzione, ma ha un riscontro sorprendentemente veloce di quanto quel messaggio interpreti un modo di sentire diffuso. Così la lettera di Stella funge da detonatore per tutti quegli altri fan che la pensano come lei e che fanno sentire la loro presenza postando in meno di una settimana quasi cento commenti al suo messaggio.64

3.2 Il compromesso delle corporazioni e la speculazione

Naturalmente la convergenza tra i media tv e internet non poteva passare inosservata ai grandi produttori tradizionali. Così oltre ad aprire una parte del proprio sito ai commenti dei fan per offrire loro uno spazio di comunicazione con l’azienda (vedi in 3.1.2 le boards del sito della HBO), si cerca di controllare e intensificare la fidelizzazione del pubblico tramite iniziative attivate attraverso quei canali caratteristici del fandom (ad esempio i forum).

Il forum del canale televisivo “Fox Italia” 65(sotto il cui controllo rientra il canale “Cult” che in Italia trasmette In Treatment) ha aperto un sub-forum (cioè un forum che sta all’interno di un forum più grande) dal titolo “Speciale In Treatment: vuoi dirci cosa hai in mente?”66 in cui promette di approfondire e discutere i temi trattati nei diversi episodi della serie tv:

Questo forum, che vi accompagnerà per tutto il periodo di messa in onda della serie, ripropone lo stesso meccanismo della serie. Ogni giorno successivo alla messa in onda dell’episodio […], i nostri psicologi professionisti commenteranno insieme a voi l’episodio di In Treatment andato in onda la sera precedente, approfondendo l’analisi delle problematiche psicologiche di ogni singolo paziente, sollevando questioni che hanno a che fare con la vita di tutti i giorni, […]. Tutto questo insieme a voi. Cinque psicologi, ognuno dei quali seguirà l’evolversi delle sedute di un personaggio. Ogni giorno potrete dunque discutere insieme a loro, confrontarvi, porre domande e magari chissà….scoprire attraverso gli altri qualcosa di voi. E le sorprese non finiscono qui! Tutti coloro che parteciperanno attivamente al forum di In Treatment, avranno la possibilità di vincere un viaggio per due persone a Los Angeles.

Gli esperti del marketing della Fox hanno capito bene quel che Kevin Roberts67 intendeva con la sua idea dei lovemarks. A differenza dei marchi (brand) tradizionali i lovemarks instaurano un rapporto di rispetto e amore che fa leva sulle emozioni dei consumatori. Per un’azienda di enterteiment (quale è la Fox) le emozioni sono un capitale naturalmente in gioco. Sfruttano tale capitale in maniera più profonda, offrendo l’aiuto di psicologi che possano approfondire, discutere e confrontarsi con i consumatori (perché di consumatori si tratta dal punto di vista dell’azienda) così da creare un legame tra il marchio (Fox tv) che offre tale servizio e il cliente che si sente oggetto di attenzioni. Come se non bastasse nel “comunicato” sopra riportato si insinua alla fine un incentivo (“la possibilità di […] un viaggio […] a Los Angeles) teso a richiamare l’attenzione anche dei meno propensi a partecipare a tali iniziative. Allarga cioè il target con un premio rivolto a quella fascia di utenti che non essendo sufficientemente attratti dalla prospettiva di colloquiare con gli “psicologi professionisti” a loro dedicati, sono così motivati dalla possibilità di vincere un premio materiale. L’errore di questa iniziativa però non è nella dichiarazione programmatica ma nella sua applicazione.

Gli psicologi (che partecipano grazie alla collaborazione del sito www.psychologies.it/) però all’interno dei forum si pongono come utenti superiori, gerarchizzando i rapporti, ignorando che tra gli utenti a cui dispensano i loro preziosi consigli vi possano essere professionisti qualificati come e più di loro. Non è raro infatti imbattersi, nelle diverse rooms dedicate ai tanti temi trattati da In Treatment, in internauti in disaccordo con gli psicologi che continuano comunque a porsi in una posizione di superiorità nei loro confronti spesso ignorando anche le critiche che vengono loro rivolte68.

La produzione dichiara di voler mettere a disposizione degli psicologi per discutere e confrontarsi, ma il rapporto tra i membri del forum in realtà non è paritario. La prospettiva adottata in questo caso dagli psicologi non rientra in una linea democratica in cui l’opinione di ciascuno ha il medesimo valore della propria.

Le corporazioni che vogliono usare i nuovi media approfittando di una forte convergenza tra televisione e internet, applicano il paradigma comunicativo televisivo a strumenti di comunicazione ben diversi. Cercano di porsi in una posizione di superiorità, come quella che sono abituati a dominare nella comunicazione broadcasting.

Da un lato cercano di dimostrare apertura nei confronti del fandom. Apertura fittizia solo per un tornaconto personale: riuscire a far “investire” emozioni ai suoi spettatori. Farsi amare dai fan per controllarli. Manifestano l’intenzione di entrare in contatto con il pubblico, come la HBO che abbiamo visto che rende disponibile delle “bacheche” virtuali dove i fan possono dire la loro opinione.

Dall’altro lato però si fanno lr promotrici più accanite della lotta al downloading dei loro programmi. Proprio la HBO nell’autunno del 2005 tentò, e in una certa misura ci riuscì, di “avvelenare” Bit-torrent69, un programma che permette la condivisione dei file, per evitare il download della sua nuova serie Rome che veniva trasmessa proprio in quel periodo. Piuttosto che portare in tribunale gli utenti che scaricavano illegalmente come fece la RIAA70 querelando per centinaia di migliaia di dollari ragazzini e giovani madri che si erano resi colpevoli di uno scaricamento illegale di un mp3 protetto dai diritti d’autore, la HBO ha attaccato gli utenti di Bit-torrent sul loro stesso campo. Piuttosto che cercare di far valere quelle leggi che le grandi lobby Usa e il congresso rendono sempre più aspre e precise ha deciso di introdursi nel “sistema del nemico”. Ha adottato forse la strategia più efficiente che finora è stata messa in pratica. E’ intervenuta inserendo pacchetti di informazioni false nel circuito del download degli episodi di Rome. Ha trasformato uno dei punti di forza della piattaforma Bit-torrent in un punto debole: tale programma infatti permette di scaricare i pacchetti di informazioni che andranno a comporre l’intero file video, affidandosi a un file .torrent che funge da indice. I tecnici HBO hanno sostituito alcuni dei pacchetti di informazioni che sarebbero andati a formare il file definitivo, così che questi pacchetti falsi introdotti nel circuito di download rallentassero lo scaricamento e ne pregiudicassero anche la qualità. La grande organizzazione che il file indice garantiva faceva il gioco del nemico andando a pescare in automatico i file corrotti imbucati dalla HBO. La lotta intrapresa in questo senso ha danneggiato una parte di utenti che hanno perso del tempo scaricando dei file inutilizzabili. Un po’ come un fattore al quale rubano l’acqua da una cisterna che ha deciso di avvelenarla rendendola imbevibile.

Hacker e conclusioni

I tecnici a favore della cultura libera però, si sa, sono implacabili. La figura dell’hacker, che normalmente è definito come criminale informatico, è coperta da un alone leggendario che li vede capaci di superare qualunque ostacolo gli si presenti. E’ vero, anche perché il modus operandi degli hacker sfrutta una collaborazione tra tutti i membri interessati, ponendosi come emblema di quell’intelligenza collettiva di cui abbiamo già parlato (cfr 2). Ingaggiare una battaglia tecnologica contro una comunità del sapere come quella degli hacker che lavora liberamente in piena autonomia, senza rallentamenti burocratici e sempre aggiornata, agguerrita e invisibile è cosa che nessuno può permettersi. I disagi che l’iniziativa della HBO ha causato sono stati superati in poche settimane dai sistemi creati apposta per riconoscere fonti corrotte che avrebbero inficiato sulla velocità del download. Meglio rivolgersi al governo, come ha fatto la SIAE71 in Italia nell’autunno dello scorso anno. L’ANSA72 pubblica in data 29 ottobre 2008 la richiesta che la Società degli autori ed editori indirizza al governo: intervenire con “un’azione forte e comune per ottenere che venga stabilito per legge un contributo percentuale da versare alla Siae da parte di tutti quei provider che forniscono a pagamento la linea Adsl veloce” in quanto offrono i mezzi per rendono possibile la “pirateria”. Richiedere i danni a chi permette l’accesso a internet può sembrare un’efficace strategia per incrementare gli introiti. Insensata ma efficace. Sarebbe come se le famiglie con parenti vittime di incidenti stradali chiedessero un risarcimento alla casa automobilistica che ha commercializzato l’auto coinvolta nel fatto di sangue. Non solo, in questo caso la famiglia avrebbe imposto anche una tassa sulla benzina come rimborso per gli incidenti stradali che li coinvolgeranno ma di cui non hanno ancora prove. Si continua quindi a percorrere ancora la strada del proibizionismo e della punizione anticipata tramite il pagamento di nuove tasse su tutto quello che possa avere una parte di responsabilità anche indiretta nell’infrazione dell’obsoleta legge sul copyright. La tendenza in Italia non accenna un cambio di direzione verso posizioni di revisione della legge, ma al contrario insiste su una linea di provvedimenti miopi come aveva già dimostrato in passato con l’imposizione di una tassa sull’acquisto di ogni pc (gennaio 2005) e di ogni cd (ottobre 2005).

Si continua su quel binario che ha già portato la statunitense RIAA verso perdite incontrollabili negli ultimi dieci anni. Un esempio che non è servito da monito a nessuno.

I privilegi di un copyright talmente blindato com’è quello di oggi, sono facilmente bypassati dalle infinite possibilità che offre la rete.

In Italia assisteremo allo sviluppo degli equilibri di forza tra lo stato e le corporazioni, e i movimenti di cultura libera a cui il controllo và stretto. Una revisione della legge sul diritto d’autore ormai troppo datata sembra non più rinviabile.

Può darsi che nella nostra penisola il braccio di ferro tra i paladini del copyright e i demoni della cultura libera sia destinato a consumarsi lentamente.

Per il momento abbiamo visto come il lungo respiro della cultura partecipativa non sia stato ancora smorzato da leggi incoerenti e da comportamenti proibizionisti. Un grande nuovo movimento che non potrà essere imbrigliato.

Siamo comunque a un punto di svolta. Nei prossimi anni si assisterà a un’evoluzione delle condizioni che abbiamo vagliato in questo lavoro.

Le tecnologie permetteranno cose per il momento ancora inimmaginabili, l’intelligenza collettiva un giorno apparirà come quell’enorme risorsa che rappresenta, e le leggi perseguiranno gli scopi pubblici piuttosto che privati, adeguandosi al mondo in cui realmente operano.

Nessun può dire come progredirà tale situazione.

Tra le tesi che negli anni a venire saranno redatte potremo leggerne una dal titolo “L’Italia spenta. Come la chiusura mentale ha portato alla chiusura di internet” oppure “Libera circolazione della cultura. Il contesto situazionale Italiano: quando ancora era proibito scaricare.”

Naturalmente auspico la redazione della seconda tesi ma le prospettive aperte da questo mio lavoro per il momento non illustrano un buon punto di partenza.

Gianmigliore Sestini

Appendice

Di seguito riporto le tavole numerate cui si fa riferimento nelle note precedenti.

Tavola n°1

Fonte Istat, Indagine multiscopo sulle famiglie “I cittadini e il tempo libero” – Anno 2006, 2008, tavola 10.17.

Tavola 10.17 – Famiglie per numero di personal computer posseduto, tipo di personal compurter, tipo di periferiche
istallate, regione, ripartizione geografica e tipo di comune – Anno 2006 (per 100 famiglie della stessa
zona)

TERRITORIO

Possesso
di personal
computer

Tipo di personal computer
posseduto (a)

Tipo di periferiche (a)

No

Da scrivania

Porta-
tile

Palma-
re

Stampan-
te

Scanner

Webcam

Lettore
CD-
DVD

Maste-
rizzatore
CD-DVD

Modem (incluso modem interno)

Scheda
di rete

REGIONI

Piemonte

55,8

43,1

34,3

12,8

0,5

36,0

20,6

7,1

36,6

24,4

31,8

14,5

Valle d’Aosta – Vallée d’Aoste

50,9

46,6

31,4

21,8

1,0

37,5

23,2

6,2

38,1

31,6

34,9

17,4

Lombardia

48,3

48,9

36,0

17,0

1,0

39,6

22,1

7,0

41,5

29,6

36,7

19,1

Trentino-Alto Adige

46,7

51,7

39,3

18,2

0,7

44,0

26,2

7,1

41,0

31,9

38,6

16,1

– Bolzano – Bozen

45,9

53,3

40,7

20,2

0,9

46,0

27,9

7,0

39,1

29,5

38,1

15,2

– Trento

47,5

50,2

38,0

16,4

0,6

42,2

24,5

7,1

42,8

34,1

39,1

16,9

Veneto

49,5

49,1

40,6

13,5

0,5

42,1

25,4

5,8

44,0

32,2

38,9

17,0

Friuli-Venezia Giulia

49,9

48,1

39,5

14,1

0,4

40,6

24,6

7,1

41,6

30,5

35,1

13,5

Liguria

58,4

40,4

33,2

11,3

0,3

34,1

20,6

6,6

34,7

26,9

29,3

19,4

Emilia-Romagna

50,0

48,8

38,0

15,8

0,8

41,0

23,6

6,3

40,8

30,8

37,8

18,5

Toscana

50,4

45,7

35,4

12,0

0,6

38,6

22,1

7,7

38,7

29,0

34,6

14,7

Umbria

53,9

44,3

36,0

12,2

0,5

39,1

24,1

9,7

35,7

26,5

34,8

16,2

Marche

52,5

45,9

37,0

14,9

0,7

40,8

24,2

8,0

41,0

31,7

37,4

17,1

Lazio

45,3

52,6

43,1

18,5

1,3

46,7

26,8

10,5

45,6

33,8

41,7

24,3

Abruzzo

53,4

43,2

36,4

11,5

0,4

38,3

23,4

9,6

36,1

29,8

27,9

16,6

Molise

55,8

43,4

37,8

10,7

1,3

39,6

21,7

7,7

36,7

29,5

30,0

13,9

Campania

53,0

44,8

38,9

7,5

0,8

39,2

21,9

8,8

36,8

27,0

29,6

15,5

Puglia

58,5

39,6

33,4

9,2

0,3

35,7

20,9

6,4

33,7

26,4

27,2

13,3

Basilicata

48,1

48,5

39,9

12,9

0,1

42,1

26,6

8,8

41,8

34,4

37,3

15,1

Calabria

53,1

43,2

35,1

9,9

0,2

37,3

23,6

9,6

37,1

28,5

27,8

14,3

Sicilia

58,1

39,6

33,4

9,0

0,3

34,3

22,8

10,1

34,4

27,7

28,5

12,3

Sardegna

51,8

46,9

38,3

12,6

0,5

41,1

24,9

8,8

40,2

32,0

33,8

14,6

Italia

51,8

46,1

37,0

13,3

0,7

39,4

23,1

7,9

39,3

29,3

34,2

16,8

RIPARTIZIONI GEOGRAFICHE

Italia nord-occidentale

51,6

46,2

35,2

15,2

0,8

37,9

21,5

6,9

39,3

27,8

34,5

17,8

Italia nord-orientale

49,5

49,1

39,4

14,9

0,7

41,6

24,7

6,3

42,2

31,4

38,0

17,1

Italia centrale

48,5

48,8

39,3

15,4

0,9

42,7

24,7

9,2

42,0

31,4

38,3

19,6

Italia meridionale

54,5

43,0

36,5

9,1

0,5

37,9

22,2

8,3

36,1

27,7

28,8

14,7

Italia insulare

56,5

41,4

34,6

9,9

0,3

36,0

23,3

9,8

35,8

28,8

29,8

12,9

Italia

51,8

46,1

37,0

13,3

0,7

39,4

23,1

7,9

39,3

29,3

34,2

16,8

TIPI DI COMUNE

Comune centro dell’area metropolitana

51,6

47,7

36,8

18,4

0,9

40,3

23,3

10,0

43,3

32,7

38,9

21,6

Periferia dell’area metropolitana

51,5

46,2

36,0

13,3

0,6

38,3

20,9

7,6

38,5

29,3

34,1

16,9

Fino a 2.000 abitanti

51,9

43,5

34,9

10,4

0,4

36,8

22,9

5,4

36,6

25,7

29,2

11,6

Da 2.001 a 10.000 abitanti

52,0

45,4

36,8

11,2

0,5

38,6

23,3

7,0

38,1

27,7

32,3

15,3

Da 10.001 a 50.000 abitanti

52,3

45,2

37,2

11,5

0,8

38,9

22,6

7,5

37,1

27,1

32,1

14,6

50.001 abitanti e più

50,8

47,7

38,8

14,7

0,7

42,0

25,0

8,5

41,8

32,9

37,2

19,4

Italia

51,8

46,1

37,0

13,3

0,7

39,4

23,1

7,9

39,3

29,3

34,2

16,8

(a) per 100 famiglie che possiedono il personal computer della stessa zona

Tavola n°2

Fonte Istat, Indagine multiscopo sulle famiglie “I cittadini e il tempo libero” – Anno 2006, 2008, tavola 11.01

Tavola 11.1 – Persone di 6 anni e più per utilizzo di internet, frequenza con cui lo usano, sesso e classe di età –
Anno 2006 (per 100 persone di 6 anni e più della stessa età e dello stesso sesso )
CLASSI DI ETÀ

Usa Internet

Frequenza con cui usa Internet (a)

No

Tutti i giorni

Una o più volte
a settimana

Qualche volta
al mese

Qualche volta
all’anno

MASCHI

6 – 10

76,9

18,0

7,7

37,9

33,9

20,5

11 – 14

49,0

48,2

16,4

50,3

25,7

7,6

15 – 17

29,0

69,1

31,9

45,2

18,3

4,7

18 – 19

22,0

73,9

40,9

39,6

13,8

5,6

20 – 24

30,7

66,3

44,1

40,4

12,8

2,7

25 – 34

40,6

56,6

51,5

32,3

12,3

3,9

35 – 44

46,0

51,0

47,7

35,5

12,1

4,7

45 – 54

52,6

44,7

47,2

36,1

11,7

5,1

55 – 59

64,3

32,9

45,5

37,9

12,2

4,3

60 – 64

78,8

19,0

44,3

35,6

12,9

7,3

65 – 74

90,5

6,9

36,5

44,7

13,0

5,9

75 e più

95,1

2,4

17,2

66,1

12,8

3,9

Totale

57,4

39,7

43,7

37,4

13,9

5,0

FEMMINE

6 – 10

80,0

15,7

6,1

39,9

35,2

18,8

11 – 14

48,2

49,0

13,7

49,8

27,3

9,2

15 – 17

24,8

70,4

26,0

50,0

17,7

6,3

18 – 19

25,4

72,8

30,0

47,9

17,3

4,8

20 – 24

27,2

70,1

35,6

46,1

14,3

4,0

25 – 34

45,2

52,4

42,8

40,8

11,6

4,8

35 – 44

55,5

41,7

37,6

37,8

16,8

7,7

45 – 54

69,9

27,4

36,3

37,1

17,3

9,3

55 – 59

82,3

14,6

35,3

33,7

25,5

5,5

60 – 64

91,4

5,9

34,1

43,3

15,9

6,6

65 – 74

96,1

1,9

19,3

38,1

21,9

20,7

75 e più

97,3

0,6

39,7

18,8

20,2

21,3

Totale

67,3

30,0

34,7

41,6

16,8

6,9

MASCHI E FEMMINE

6 – 10

78,4

16,9

7,0

38,8

34,5

19,7

11 – 14

48,6

48,6

15,1

50,0

26,5

8,4

15 – 17

26,9

69,7

29,0

47,5

18,0

5,5

18 – 19

23,6

73,4

35,7

43,6

15,5

5,2

20 – 24

28,9

68,2

39,7

43,3

13,6

3,4

25 – 34

42,9

54,5

47,3

36,4

12,0

4,4

35 – 44

50,7

46,4

43,3

36,5

14,2

6,0

45 – 54

61,4

35,9

43,0

36,5

13,9

6,7

55 – 59

73,7

23,4

42,2

36,5

16,5

4,7

60 – 64

85,1

12,4

41,8

37,4

13,6

7,1

65 – 74

93,5

4,2

32,2

43,0

15,2

9,6

75 e più

96,5

1,2

23,5

52,8

14,8

8,8

Totale

62,5

34,7

39,7

39,3

15,2

5,9

(a) per 100 persone di 6 anni e più che usano internet della stessa età e dello stesso sesso

Tavola n°3 DPCM 8 dicembre 2008

http://www.governo.it/GovernoInforma/documenti/decreto_pirateria.pdf

Tavola n° 4 http://www.comunicazioni.it/binary/min_comunicazioni/comunicati_stampa/lotta_digital_divide.pdf

MINISTERO DELLE COMUNICAZIONI

UFFICIO STAMPA

LA STRATEGIA DEL MINISTERO NELLA LOTTA AL DIGITAL DIVIDE

Il Ministero delle Comunicazioni è impegnato in questa legislatura nella riduzione del “digital divide”. In Italia infatti ci sono ancora circa 4,2 milioni di cittadini privi della possibilità di accesso alla banda larga (il 7,5% della popolazione totale) distribuiti in 2.566 Comuni (il 32% del totale).

La popolazione in digital divide è maggiore nel Centro-Nord: 2.611.218 abitanti che nel Mezzogiorno 1.595.915. Inoltre ci sono circa 1.800 comuni che sono serviti da quella che viene definita “ADSL Lite” con apparati mini dslam che offrono una limitata capacità di collegamento ADSL (solo 640 kbit/s). Lo sviluppo dell’infrastrutturazione attraverso le reti di comunicazione di nuova generazione è

quindi un obiettivo strategico per la competitività e lo sviluppo del Paese. Al fine di garantire uno sviluppo equilibrato del processo di infrastrutturazione e calmierare gli effetti del “fallimento di mercato” nelle aree più svantaggiate del Paese, è ipotizzabile utilizzare risorse pubbliche per favorire lo sviluppo della copertura con modalità non lesive della concorrenza e con un approccio tecnologicamente neutrale. Per cogliere appieno le opportunità derivanti dalle nuove autostrade delle comunicazioni elettroniche occorre promuovere lo sviluppo di servizi innovativi e favorire processi di adozione estensiva all’interno sia del settore pubblico che privato, attraverso progetti di mobilitazione di comparti strategici per lo sviluppo come la sanità, l’istruzione, le piccole e medie imprese. La competizione basata sull’innovazione telematica è una sfida non solo per il settore delle comunicazioni elettroniche, che deve finanziare la propria crescita e i nuovi investimenti, ma più in generale per l’insieme dell’economia nazionale. Il nostro sistema economico deve sfruttare l’occasione dell’innovazione di processo intrinseca nelle tecnologie dell’informazione e delle telecomunicazioni per affrontare con successo la sfida con sistemi produttivi intrinsecamente più strutturati e di maggiori dimensioni.

La banda larga, quindi, come motore di sviluppo e come servizio universale. Il nostro obiettivo deve essere quello di aumentare gli accessi, governare il processo di infrastrutturazione, diffondere massicciamente gli strumenti dell’alfabeto informatico, evitare concentrazioni di potere che blocchino l’ingresso di altri attori. Le iniziative realizzate dal Ministero da maggio 2006 ad oggi sono state le seguenti:

Istituzione del “Comitato per la diffusione della banda larga” il 20 dicembre 2006 con decreto del presidente del consiglio all’interno del quale opera in costante rapporto con gli operatori e le Regioni un Osservatorio per monitorare interventi per la banda larga

Adozione delle Linee guida per la pianificazione territoriale relative alla realizzazione delle reti in banda larga condivise con le Regioni ed approvate dalla Conferenza Unificata in data 20 settembre 2007.

Attività diretta attraverso Infratel Italia, di cui sono espressione i recenti accordi stipulati con le Regioni Emilia-Romagna, Lazio e Liguria.

La gara WiMax per l’assegnazione delle licenze per i diritti d’uso frequenze WiMax nella banda 3.4-3.6 GHz (banda 3.5 GHz) fornirà un contributo decisivo alla soluzione del digital divide. Infatti nei piani industriali presentati dagli aggiudicatari indicano obbligatoriamente anche i Comuni in digital divide nei quali andranno ad operare.

Roma, 28 febbraio 2008

Tavola n°5

http://sites.google.com/site/touchedbythpoet/Home/my-it-episode-44

My IT Episode 44

A Satircal spoof on In Treatment, starring TouchedByThPoet and Paul Weston. This was my answer to the disappointing conclusion of In Treatment’s Episode 43.

EPISODE 44:

Paul: Nice to meet you TouchedByThPoet, please have a seat and tell me about your problem…uhh…please, over on the couch, you cant sit here in the chair with me. This is my chair, you have to sit over there on the couch.
Touched: Oh yeah, of course, sorry, I’m very sorry, I’ve been so disoriented lately. That’s why I am here.
Paul: Ok, no problem, just relax and we can just begin by talking about how you feel. Why are you disoriented?
Touched: I think I was abducted by aliens 9 weeks ago.
Paul: If that is so, then how is it that you are here with me now?
Touched: They dumped me, very violently, back onto earth last Friday night.
Paul: I see. Why do you think they chose last Friday to send you back?
Touched: I don’t know, I was in a dream state the whole time, but I remember being hooked up to some sort of machine, with tubes and wires. I remember the aliens kept talking about “ratings, ratings, ratings”.
Paul: What else can you tell me about the experience?
Touched: I remember there were others there with me.
Paul: Other abductees?
Touched: Yes, other abductees and we were all in some sort of trance. I believe that the aliens had hypnotized us.
Paul: How did they do that, can you remember?
Touched: It had something to do with this man. He had a very pronounced and crooked nose but it was really beautiful on his face. Come to think of it, it looked like your nose.
Paul: Did you recognize this person?
Touched: I remember he was wearing shoes like yours, like your black shoes. I think it was you!

Paul: Surely you know that can’t be true. I’ve been here for the last 9 weeks, we’ve only just met.

Touched: If it wasn?t you, who was it?

Paul: It was probably Gabriel Byrne. He looks like me, sounds like me, uses sensual hand gestures like me. But we are two different people. You really shouldn’t confuse me with him.
Touched: How am I supposed to tell you two apart?
Paul: He’s a big movie star and I’m just a psychologist. I’m good with other people’s problems but suck at handling my own. I have a bad marriage, my wife is a slut and I act like a 14 year old when I get myself into sexual situations.
Touched: What else is different?
Paul: Well, I’ve had my testicles removed.
Touched: Why?
Paul: Two words: Erotic Transference.
Touched: What’s that?
Paul: Its everywhere. Women walk through my door and instantly want to fook me. I can’t trust myself to stay away from these women and if I were to have sex with one of them, I’d burn a path straight to hell. Its illegal in 27 states and I’m told its worse that child pornography or beastiality. It’s easier to deal with if you just have your testicles removed.
Touched: How’s that working for you Paul?
Paul: Not as well as I had thought. I still want to fook the women, but when I finally get them into bed, I have this uncontrollable urge to run screaming out of the house.
Touched: I see, and what about this Gabriel Byrne fellow. How is he different from you?
Paul: Well, for starters, he still has his testicles.
Touched: And how did the aliens use him to hypnotize us?
Paul: Oh, they have a pheromone beam they shoot through his eyes. That’s why one of his eyes opens a little wider than the other. The beam actually shoots out of the sleepy eye.
Touched: I feel lost, I don’t know what to do.
Paul: Why, you are back on the earth now, you ordeal is over right?
Touched: Honestly Paul, sitting here with you, I still feel hypnotized.
Paul: It’s my accent isn’t it? It’s charming as Fook, I know.
Touched: Your accent, your eyes, the way you playfully brush your lips with the tip of your finger, the way you smile higher with one side of your mouth than the other. Are you sure you and Gabriel Byrne aren’t the same person?
Paul: To be honest, I don’t even know anymore. But my advice is that you separate yourself from me/him/us and go back to your normal life. Visit friends, read a book, get involved in your community.
Touched: Damn, that’s it then? After all this, I’m being left high and dry?
Paul: Sorry honey but yes. Gabriel Byrne is a very famous celebrity and he doesn’t know you are alive. He’s moved on, he’s starting a new movie. You should move on too.
Touched: What about you?
Paul: I can offer you nothing but fish head soup.
Touched: I don’t want soup. I want tenderness, compassion, I want to run my fingers through your hair, I want to unbutton your shirt with my teeth, I want…..
Paul: Shhh please stop. That’s erotic transference. It’s the deadliest of sins. The entire book of Revelations was written to warn mankind of the repercussions of erotic transference. Please don’t speak of it again. Gina has had my office bugged. If they hear you, they’ll lock us both away.
Touched: I’m not afraid of them, what can they really do to me?
Paul: They can make you watch all seven hours of “John Adams”.
Touched: How bad can that be?
Paul: Its horrific. In last night’s episode Abigail Adams yanked John’s wig off his bald head they fell into bed and begin grunting and groping and having sex on screen.
Touched: What happened when you watched it?
Paul: I had a full blown panic attack. It was awful, trust me you don’t want to see it.
Touched: I’m confused, they let John Adams have a sex scene and they wouldn’t let you?
Paul: Don’t try to figure it out, you’ll go stark raving mad.
Touched: I feel totally lost. I don’t know how to go back to my regular life.
Paul: You are going to have to get the fook out of the chair, I have another patient waiting.
Touched: Can we talk more next week?
Paul: No, there is no next week, HBO didn’t renew our contract, you’ll have to work this out on your own.

Bibliografia

  • Benjamin, W., L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica, Torino, Einaudi, 2000

(ed. orig., Das Kunstwerk im Zeiltalter seiner technischen Reproduzierbarkeit, Frankfurt, Suhrkamp Verlag, 1955)

  • Canova, G., L’alieno e il pipistrello. La crisi della forma nel cinema contemporaneo, Milano, Bompiani, 2000

  • Casetti, F., (a cura di), L’immagine al plurale. Serialità e ripetizione nel cinema e nella televisione, Venezia, Marsilio, 1984

  • Casetti, F., L’occhio del novecento. Cinema, esperienza, modernità, Milano, Bompiani, 2005

  • D’Alessandro, L., (a cura di), Il gioco dell’intelligenza collettiva e i nuovi percorsi dei significati, Milano, Guerini e Associati, 2007

  • DeFleur, M.L. – Ball-Rokeach, S.J., Teorie delle comunicazioni di massa, Bologna, il Mulino, 1995

(ed. orig., Theories of Mass Communication, New York, Longman, 1989)

  • Di Chio, F. – Parenti, G.P., Manuale del telespettatore, Milano, Bompiani, 2003

  • Grasso, A., Buona maestra. Perché i telefilm sono diventati più importanti del cinema e dei libri, Milano, Mondadori, 2007

  • Innocenti, V. – Pescatore, G., Le nuove forme della serialità televisiva. Storia, linguaggio e temi, Bologna, Archetipolibri, 2008

  • Jenkins, H., Cultura convergente, Milano, Apogeo, 2007

(ed. orig., Convergence Culture. Where Old and New Media Collide, New York, New York Universiy Press, 2006)

(ed. orig., Fans, Bloggers, and Gamers. Exploring Participatory Culture, New York, Routledge, 2006)

  • Lessig, L., Cultura libera. Un equilibrio fra anarchia e controllo, contro l’estremismo della proprietà intellettuale, Milano, Apogeo, 2005

(ed. orig., Free Culture. How Big Media Uses Technology and the Law to Lock Down Culture and Control Creativity, New York, Penguin, 2004)

  • Livingstone, S. – Cardini, D. (a cura di), Lo spettatore intraprendente, Analisi del pubblico televisivo, Roma, Carocci, 2006

  • McLuhan, M., Gli strumenti del comunicare. Mass media e società moderna, Milano, Net, 2002

(ed. orig., Understanding Media, s.l., s.d., 1964)

  • Fondazione Rosselli (a cura di), L’ industria della comunicazione in Italia. Undicesimo rapporto IEM. 1987-2008: le trasformazioni dell’industria della comunicazione in Italia, Milano, Guerini e Associati, 2009

  • Scaglioni, M., TV di culto. La serialità televisiva americana e il suo fandom, Milano, Vita e Pensiero, 2000

  • Tönnies, F., Comunità e società, s.l., Edizioni di Comunità, 1979

(ed. originale, Gemeinschaft und Gesellschaft, Leipzig, Fues’s Verlag, 1887)

Sitografia

1 Il termine “fandom” indica una collettività di persone (i fan) unite dalla comune passione (o interesse) per uno stesso oggetto (un attore, una serie televisiva, un evento sportivo, ecc.)

2 La prima stagione di In Treatment è composta da 43 episodi della durata di circa 23 minuti ciascuno.

3 Acronimo di Home Box Office (www.hbo.com) . E’ un’emittente televisiva via cavo (a pagamento) statunitense sotto il controllo del colosso Time Warner che ha interessi oltre che nel campo televisivo (HBO, CNN, Cartoon Network), anche nell’editoria (Time, People e Fortune), nel cinema (Warner Bros), nelle telecomunicazioni (Turner Broadcasting System), internet (controlla il maggiore provider di servizi Internet USA, America On Line (AOL)), musica (Atlantic Recods e Wea), videogiochi (Atari) e nei giocattoli (Hasbro)

4 SKY è l’unica pay-tv satellitare italiana. Di proprietà della NewsCorp del magnate Rupert Murdoch con un’estensione nel mondo dei media pari se non superiore a quella della Time Warner.

5 Lawrence Lessig (1961) è professore di giurisprudenza presso la Stanford Law School. E’ il fondatore dello Stanford Center for Internet and Society e presidente di Creative Commons. Si è laureato alla University of Pennsylvania, alla Cambridge University e alla Yale Law School. E’ autore di diversi libri sul tema della proprietà intellettuale, e sul rapporto tra internet e la legge.

6 Lessig, L., Cultura libera. Un equilibrio fra anarchia e controllo, contro l’estremismo della proprietà intellettuale, Milano, Apogeo, 2005

7 Henry Jenkins (1958) è direttore del “Comparative Media Studies Program” del MIT. Professore di letteratura al MIT. Tra gli autori di maggior influenza nel panorama degli studi sui media, ha pubblicato tra i numerosi libri Textual Poachers: Television Fans & Participatory Culture, New York, Routledge, 1992. (non tradotto in italiano) e Fan, blogger e videogamers. L’emergere delle culture partecipative nell’era digitale, s.l., Franco Angeli, 2008.

8 Francesco Casetti (1946) è professore di Filmologia nella Facoltà di Lettere e Filosofia dell’ Università Cattolica e docente alla facoltà di Scienze della Comunicazione dell’ Università della Svizzera Italiana di Lugano.

9 Casetti, F., L’occhio del novecento. Cinema, esperienza, modernità, Milano, Bompiani, 2005.

10 DeFleur, M.L. – Ball-Rokeach, S.J., Teorie delle comunicazioni di massa, Bologna, il Mulino, 1995, p. 352.

11 Fonte Istat, Indagine multiscopo sulle famiglie “I cittadini e il tempo libero” – Anno 2006, 2008, tavola 10.17, Famiglie per numero di personal computer posseduto, [….] – Anno 2006. (Appendice – Tavola n° 1)

12 Fonte Istat, op. cit., tavola 11.01, Persone di 6 anni e più per utilizzo di Internet, […] – Anno 2006. (Appendice – Tavola n° 2)

13Ferdinand Tönnies (1855-1936) fu un sociologo tedesco noto per la sua teoria sociologica Gemeinschaft und Gesellschaf.

14 Tönnies, F., Gemeinschaft und Gesellschaft, Leipzig, Fues’s Verlag, 1887.

15 DeFleur, M.L., Ball-Rokeach, S.J., op. cit., p. 168.

16 Ivi

17 Innocenti, V. – Pescatore, G., Le nuove forme della serialità televisiva. Storia, linguaggio e temi, Bologna, Archetipolibri, 2008, p. 183.

18 Oggetto di tale discussione è il libro di Scaglioni, M., TV di culto. La serialità televisiva americana e il suo fandom, Milano, Vita e Pensiero, 2000.

19 All’indirizzo http://hbo-live-stream.qarchive.org/ è possibile scaricare dei programmi “Stream Ripper/Grabber” (che funzionano in sostanza come dei sintonizzatori tv) con licenza freeware (libera e gratuita) come CastRipper 2.10 e BroadCam Streaming Video Server 1.01 coi quali assistere alle trasmissioni HBO.

20 Utilizzato anche per indicare l’azione di unire tra loro la traccia audio e il video in un unico file.

21 E’ lo statuto del 1976 contenente la legislazione sul diritto d’autore applicata negli USA. Per Copyright Act ci si riferisce in questo caso anche alla sua implementazione del 1996, il Digital Millennium Copyright Act (DMCA) che prevede un inasprimento delle pene e il particolare riferimento alla violazione dei diritti d’autore tramite Internet.

22 Art. 16

1. Il diritto esclusivo di comunicazione al pubblico su filo o senza filo dell’opera ha per oggetto l’impiego di uno dei mezzi di diffusione a distanza, quali il telegrafo, il telefono, la radiodiffusione, la televisione ed altri mezzi analoghi, e comprende la comunicazione al pubblico via satellite e la ritrasmissione via cavo, nonché quella codificata con condizioni di accesso particolari; comprende altresì la messa disposizione del pubblico dell’opera in maniera che ciascuno possa avervi accesso dal luogo e nel momento scelti individualmente.

2. Il diritto di cui al comma 1 non si esaurisce con alcun atto di comunicazione al pubblico, ivi compresi gli atti di messa a disposizione del pubblico.

23 Per un’analisi del mercato dei media italiani mi sono basato sulla lettura di:

Fondazione Rosselli (a cura di), L’ industria della comunicazione in Italia. Undicesimo rapporto IEM. 1987-2008: le trasformazioni dell’industria della comunicazione in Italia, Milano, Guerini e Associati, 2009.

24 F.Rosselli, (a cura di), op. cit., p. 114

25 La Fondazione Rosselli è un istituto culturale fondato nel 1988, che svolge un’attività di ricerca socio-politico-economica in diversi settori quali appunto la comunicazione e i media, l’amministrazione pubblica, il comportamento sociale, la finanza, ecc… Per informazioni più dettagliate visitare il sito ufficiale della Fondazione:

http://www.fondazionerosselli.it/User.it/index.php?PAGE=Home

26 Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri

27 In Appendice Tavola n°3 riporto il testo integrale del DPCM contro la pirateria cosnultabile all’indirizzo http://www.governo.it/GovernoInforma/documenti/decreto_pirateria.pdf

28 In Appendice Tavola n°4 riporto il testo integrale della Strategia del Ministero, visionabile all’indirizzo http://www.comunicazioni.it/binary/min_comunicazioni/comunicati_stampa/lotta_digital_divide.pdf

29 Società italiana che si occupa della costruzione di infrastrutture nel campo delle telecomunicazioni

30 Jenkins, H., Cultura convergente, Milano, Apogeo, 2007, p. 3.

31 Il termine indica coloro che svolgono la pratica del fansub, ovvero tradurre la sceneggiatura e sincronizzare i sottotitoli di un file audio video non disponibile nella propria lingua.

32 Letteralmente “guastare la festa”, indica quell’attività esercitata dai fan volta a scoprire informazioni riservate o non ancora rese pubbliche relative ad un oggetto di interesse comune.

35 “Sophie: week one” è il titolo del terzo episodio della serie. Come già ricordato, ogni giorno della settimana presenta un caso diverso. Il lunedì è riservato all’analisi di “Laura”, il martedì ad “Alex”, il mercoledì a “Sophie”, il giovedì alla coppia “Jake and Amy” e l’ultimo giorno il dottor “Paul Weston” incontra la sua analista “Gina”. “Week one” indica che è la prima volta che la paziente incontra il terapista; così ogni settimana è indicata dal numero progressivo.

36 I software utilizzati ufficialmente dal gruppo Itasa sono: “Subtitle Workshop” per gli utenti Windows, “Miyu” o “Jubler” per gli utenti Macintosh e “SubtitleEditor” per gli utenti Linux.

37 Sottotitoli

38 Favale, M., “Traduttori web a tempo di record. Serial Usa coi sottotitoli in italiano”, La Repubblica.it, 8 dicembre 2008. Consultabile all’indirizzo: http://www.repubblica.it/2008/12/sezioni/spettacoli_e_cultura/sottotitolatori-italiani/sottotitolatori-italiani/sottotitolatori-italiani.html?ref=hpspr1

39 Celebre software di filesharing (condivisione di file) per gli utenti Windows.

40 Ivi

41 Associazione Nazionale Industrie Cinematografiche Audiovisive

42 Associazione Generale Italiana Spettacolo

44 SUBURBIA! NoBudgetFilmFestival – Settembre 2008; n[ever]land  – sesta edizione – Casa del Cinema, 28 – 29 – 30 novembre; Incredibile ma vero! – Febbraio 2009

45 Il termine (letteralmente “radici dell’erba”) indica quei movimenti guidati dai componenti di una comunità. I movimenti grassroots sono spontanei, in opposti a quelli creati e gestiti dalle tradizionali strutture di potere.

47 Per motivi di spazio è bene abbreviarne il nome. Utilizzeremo la medesima denominazione usata dallo stesso fan nella sua sceneggiatura di fan fiction.

48 Il mio episodio 44 di I(n)T(reatment). (trad. mia)

49 “[…] answer to the disappointing conclusion of In Treatment’s Episode 43.” (trad. mia), consultabile in http://sites.google.com/site/touchedbythpoet/Home/my-it-episode-44

50 In Appendice Tavola n°5 riporto il testo integrale della sceneggiatura di fan fiction.

51 Ivi. “[…] No, there is no next week, HBO didn’t renew our contract, you’ll have to work this out on your own.” (trad. mia).

53 “In Treatment’ 5 nights a week? Here’s why that may not be a bad idea” (trad. mia), consultabile in http://featuresblogs.chicagotribune.com/entertainment_tv/2008/01/in-treatment-5.html

54 Letteralmente “dimensione da spuntino”.

55Tra i quali appunto la breve durata, la difficoltà di essere seguito costantemente a causa della sua fitta programmazione e non ultimo, per quanto riguarda l’Italia, la facilità con cui possono essere letti i sottotitoli data la mancanza di azione nella serie.

57“The Medium. The Way We Watch Now” (trad. mia), consultabile in http://themedium.blogs.nytimes.com/2008/06/13/in-treatment-activism/

58 Ivi, “I admire fan activism, [including efforts to get canceled shows uncanceled]. Now there’s a small movement afoot — unaccountably led mostly by women — to encourage the supposedly ambivalent Gabriel Byrne to sign up again with HBO and star in the next season of the mesmerizing therapy show “In Treatment.” (trad. mia)

59 Le boards – che qui traduco letteralmente con lavagne – sono finestre aperte dagli stessi produttori HBO (all’indirizzo http://boards.hbo.com) che permettono ai fan di rivolgersi direttamente a loro, in linea con quello spirito di collaborazione che vede alcune delle grandi corporazioni interessate alle opinioni delle comunità di appassionati per venire incontro ai loro desideri.

60 rabid: letteralmente: rabbiosi, violenti. Termine prontamente cancellato dall’autrice, ma lasciato a vista, in linea con quella rimozione freudiana del lapsus involontario che rappresenta però il vero pensiero di chi lo esprime

61 Ivi, “Among the spokespeople is Stella, whose conscientious letter on HBO’s boards I reproduce here. It is worth visiting those boards to get a better sense of Byrne’s rabid devoted fans. Unless you’re Gabriel Byrne, I mean, in which case you would be scared.” (trad. mia).

62 Ivi

63 Ivi, “You do not know me and I do not know you. Except I think I do know you. Many others feel as I do. And that is the crux of the problem. We miss Paul Weston. And we miss you. Please come back to him and to us” (trad. mia).

67 Amministratore delegato dell’agenzia pubblicitaria statunitense Saatchi & Saatchi noto per la sua idea dei lovemarks.

68 A titolo di esempio rimando a una diatriba scatenata da una domanda dello psicologo/moderatore all’indirizzo http://forum.foxtv.it/il-martedi-e-di-alex-psicologo-jacopo/8612-alex-e-gay-5.html.

69 Con tale termine ci si riferisce sia al protocollo peer-to-peer sia al software che ne migliora l’utilizzo. Bit-torrent permette il filesharing sfruttando l’organizzazione di tutti i computer impiegati per una certa operazione di download o upload garantendo quindi una grande velocità nello scambio dei dati.

70 Recording Industry Association of America: Associazione dei produttori discografici americani.

71 Società Italiana degli Autori ed Editori: l’ente pubblico che raccoglie le royalties per i diritti d’autore in Italia.

72 Agenzia Nazionale Stampa Associata: la più autorevole agenzia di stampa italiana.


4 Risposte to “Tesi”

  1. wow, so long!!!!!

  2. […] il copyright ha una durata di 95 anni (per una trattazione approfondita dell’argomento vedi Tesi), e la normativa è ben più antica. Ma voglio sottolineare un passaggio particolare […]

  3. ciao, mi chiedo se si dispone di questa tesi in inglese? Sono TouchedByThPoet e, naturalmente, sono curioso di saperne di più su questo argomento. Ho collegato la tua tesi in un traduttore online, ma a volte la traduzione non ha senso. Sarei interessato a saperne di più.

    Non parlo italiano, ma hanno usato un traduttore online per convertire il mio commento in inglese, spero che abbia senso. Grazie,

  4. […] ³ Il fenomeno della Convergenza Mediale è stato trattato approfonditamente qui. […]

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